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Barbera 100% dalla Collina di Santa Brigida, 8 Mesi in Botticella da 1000 Litri e 6 in Bottiglia – Vignaioli Indipendenti
La “sorella” della Bifa che ha scelto il legno: ingresso di velluto, poi un’esplosione di acidità e frutti rossi maturi. Da servire a 18 gradi, con il brasato.

Due sorelle, una vendemmia. Nella cantina di Alex e Andrea Dellerba, sulla collina di Santa Brigida a Pinerolo, la Barbera raccolta a mano nella seconda metà di settembre prende due strade: una resta in acciaio e diventa la Bifa, l’altra entra in una botticella grande da mille litri, a tostatura leggera, e dopo otto mesi di riposo e altri sei in bottiglia diventa La Bifa d’Bòsch, “la Bifa del legno”, come dice il suo nome in piemontese. È un Pinerolese DOC Barbera in purezza, nato su un vigneto a 540 metri di altitudine, esposto a sud-ovest, su terreni sabbiosi e minerali che danno al vitigno più nervo e meno peso. La fermentazione avviene sulle bucce a temperatura controllata, con due rimontaggi al giorno per estrarre colore e aromi senza durezze. Il risultato è una Barbera che incuriosisce al naso e sorprende in bocca: un ingresso molto morbido, levigato dal legno, e subito dopo l’esplosione di acidità che è la firma del vitigno, con la frutta rossa matura a riempire il sorso. Un vino di carattere e di equilibrio, firmato da vignaioli indipendenti che coltivano, vinificano e imbottigliano in proprio.
La Barbera è l’uva più piemontese che ci sia, anche se il Piemonte non l’ha mai trattata da regina. Le prime descrizioni ufficiali risalgono alla fine del Settecento, quando il conte Nuvolone la catalogò tra i vitigni dell’Astigiano e del Monferrato per la Società Agraria di Torino; da allora è stata, per due secoli, “il vino del popolo”: quello delle osterie, delle merende in vigna, dei pranzi della domenica, tanto da finire in una celebre canzone di Giorgio Gaber del 1970 in cui brinda, un po’ malinconica, accanto allo champagne. La sua acidità vivace e il tannino gentile la rendevano perfetta da bere giovane, e così fu finché, negli anni Ottanta, alcuni produttori astigiani non osarono metterla nelle barrique francesi e scoprirono che il legno poteva renderla grande. Da quel momento la Barbera vive una doppia vita: in acciaio, fresca e immediata, oppure in botte, più profonda e vellutata. La Bifa d’Bòsch sceglie una terza via, tutta piemontese: non la piccola barrique ma la botticella grande da mille litri a tostatura leggera, che arrotonda senza coprire e lascia al frutto e all’acidità il ruolo da protagonisti. Sulla collina di Santa Brigida, nel piccolo Pinerolese DOC, questa Barbera di montagna racconta che il vino del popolo sa essere anche un vino di pensiero.
Ogni bottiglia della Bifa d’Bòsch porta con sé il modo in cui i fratelli Dellerba coltivano la loro collina: vigne in biologico certificato CCPB, concimate soltanto con il letame delle vacche piemontesi dell’azienda, suoli mai lavorati in profondità perché respirino e trattengano l’acqua, energia prodotta dai pannelli solari della cantina. L’altitudine di 540 metri e gli sbalzi termici tra giorno e notte regalano uve sane e ricche di acidità, che non hanno bisogno di correzioni; la macerazione a temperatura controllata estrae colore e aromi con delicatezza e la botticella grande, con il suo rapporto equilibrato tra legno e vino, accompagna l’affinamento senza forzarlo. Il marchio dei Vignaioli Indipendenti certifica una filiera che non esce dall’azienda: chi ha potato la vigna è lo stesso che ha firmato l’etichetta. Un vino da bere con calma e con misura, nelle sere d’autunno e d’inverno in cui la tavola si fa importante.
Esame visivo. Nel calice La Bifa d’Bòsch mostra un rosso violaceo intenso e profondo, tipico della Barbera giovane, che sul bordo lascia intravedere riflessi che tendono all’ambrato: la traccia dei mesi passati nel legno. La trasparenza è media, la consistenza buona, con lacrime regolari che annunciano un vino di corpo medio e di buona struttura.
Esame olfattivo. Il naso incuriosisce, come dicono i produttori: è fresco e fruttato, con i frutti rossi maturi in primo piano, ciliegia, prugna e un ricordo di lampone in confettura, accompagnati da note speziate dolci che la botticella a tostatura leggera ha lasciato in punta di piedi, un accenno di vaniglia, di cannella e di pepe. Non c’è mai sovrapposizione del legno sul frutto: il bouquet resta pulito, invitante, e si apre ancora con qualche minuto d’aria.
Esame gustativo. L’ingresso in bocca è molto morbido, quasi carezzevole, e inganna per un istante; subito dopo arriva l’esplosione di acidità che è il marchio di fabbrica della Barbera, viva e succosa, che fa salivare e riporta in bocca la frutta rossa matura. La nota di legno è “giusta”, misurata, e rende il vino morbido e delicato senza appesantirlo; il tannino è gentile, come vuole il vitigno, e il finale è fresco, fruttato e di buona persistenza. Un rosso che pulisce il palato a ogni sorso e chiama il boccone successivo.
La Barbera è il vino da tavola per eccellenza, e La Bifa d’Bòsch con il suo passaggio in legno sale di un gradino. Dà il meglio con i primi di carne, dai tajarin e gli agnolotti al ragù alle paste con sughi di salsiccia e guanciale, e con i secondi importanti: il brasato cotto lentamente nello stesso vino, gli arrosti di manzo e vitello, le carni in umido con le verdure d’inverno. La sua acidità la rende perfetta anche con i piatti grassi e saporiti della tradizione piemontese, dalla polenta concia ai salumi della merenda sinoira, e con i formaggi di media stagionatura. Da servire a 18 °C in calici ampi, stappando una mezz’ora prima del pasto.
Sulla collina di Santa Brigida, a Pinerolo, i fratelli Alex e Andrea Dellerba coltivano dal 2012 i terreni di famiglia: vigne di Barbera, Freisa, Favorita e vitigni rari del Pinerolese in agricoltura biologica, frutteti, pascoli di vacche piemontesi e un agriturismo con fattoria didattica. La cantina, costruita su una roccia da cui sgorga acqua sorgiva, custodisce i loro vini in acciaio e in botte grande: la Bifa e la Bifa d’Bòsch sono le due facce della stessa Barbera.
Uve Barbera. Contiene SOLFITI.
Conservare le bottiglie coricate, al buio, in un luogo fresco e senza sbalzi di temperatura, idealmente tra 12 e 16 °C; il vino ha già svolto il suo affinamento in bottiglia ed è pronto da bere, ma può evolvere ancora per qualche anno. Aprire mezz’ora prima del servizio e versare a 18 °C. Dopo l’apertura richiudere e conservare in frigorifero, consumando entro due o tre giorni. Smaltimento: bottiglia nella raccolta del vetro, tappo in sughero nell’organico o nelle raccolte dedicate, capsula secondo le indicazioni del proprio comune.
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