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Collina di Santa Brigida, Pinerolo (TO) – Vignaioli Indipendenti, Agricoltori, Fratelli
A 570 metri di altitudine, con il Monviso davanti e le Alpi tutt’intorno, due fratelli hanno deciso che la terra di famiglia meritava una seconda vita. Questa è la loro storia.
Ci sono luoghi che sembrano fatti per essere guardati e luoghi che sembrano fatti per essere coltivati. La collina di Santa Brigida, alle spalle di Pinerolo, è entrambe le cose. Da qui, a 570 metri di altitudine media, lo sguardo corre senza ostacoli fino alla piramide del Monviso, e tutto intorno la catena delle Alpi chiude l’orizzonte come un anfiteatro. È un posto di confine: la pianura torinese finisce qui e cominciano le valli, con il loro clima di montagna che scende la sera e si ritira la mattina. Per la vite questo significa escursioni termiche forti, aria pulita, maturazioni lente; per chi ci vive significa inverni veri e primavere che si fanno attendere. Su questo versante, dove la famiglia Dellerba lavora la terra da generazioni, crescono vigneti, frutteti e prati, e pascolano le vacche di razza piemontese. Il nome che i fratelli hanno dato ai loro vini, Brigit, è il nome della collina detto in piemontese, come lo pronunciano quelli che ci sono nati.

La storia moderna di Dellerba comincia nel 2012, quando Alex e Andrea, giovanissimi, fanno la scelta che molti della loro età non farebbero: riprendere in mano i terreni di famiglia e dedicare la propria vita alla collina. Non un hobby, non un ritorno romantico alla campagna, ma un progetto d’impresa agricola costruito con le mani e con la testa. Quattro anni dopo, nel 2016, arriva il salto: la famiglia decide di rivalorizzare l’intera azienda con un piano ambizioso, che affianca alla vigna la frutta, gli animali e l’accoglienza. “Dopo molto lavoro e molte difficoltà”, raccontano loro stessi, il progetto prende forma: oggi l’azienda agricola Dai Dellerba si estende su diciassette ettari, con mirtilli, pesche, mele e uva, un allevamento di centoventi animali e un agriturismo con cucina. Alle spalle di tutto, una convinzione semplice, che i fratelli ripetono come un motto: la mano dell’agricoltore è l’unica presenza capace di prendersi cura del territorio. Dove non c’è chi coltiva, la collina si abbandona.

Cinque ettari e mezzo di vigneto raccontano l’identità del luogo meglio di qualsiasi etichetta. Il cuore è la Freisa, vitigno piemontese antico e di carattere, che gli studi genetici hanno rivelato essere strettamente imparentato con il Nebbiolo: profumi di lampone e rosa, tannino vivace, grande freschezza. Accanto a lei la Favorita, l’uva bianca che in Piemonte porta questo nome e che altrove si chiama Vermentino, e poi Barbera, Nebbiolo, Malvasia e due rarità che quasi solo il Pinerolese conserva: il Doux d’Henry, uva dal nome francese che la leggenda lega al re Enrico IV, e il Galvan. Sono i vitigni della tradizione del Pinerolese DOC, una delle denominazioni più piccole e più autentiche del Piemonte, che i Dellerba hanno scelto di custodire invece di inseguire le mode. La coltivazione segue regole precise: il letame delle vacche piemontesi dell’azienda torna in vigna come unica concimazione, le lavorazioni invasive del terreno sono evitate perché il suolo possa respirare e l’acqua infiltrarsi fino alle falde, e l’energia necessaria arriva dai pannelli solari installati in azienda. In vigna, dicono i fratelli, si fa gran parte del lavoro: quando l’uva arriva in cantina, le fatiche di un’annata sono già quasi tutte spese.

La cantina di Dellerba ha un segreto che nessun impianto potrebbe replicare. È costruita su una roccia, che la famiglia descrive come pietra lavica, dalla quale sgorgano vene d’acqua sorgiva: le pareti trasudano, l’aria resta fresca e l’umidità si mantiene da sola al livello perfetto per l’affinamento dei vini. È la natura a fare da climatizzatore, come nelle cantine scavate nella roccia di una volta. Dentro, la filosofia è la stessa della vigna: pulizia, rispetto, nessuna forzatura. I vini nascono in acciaio inossidabile, per conservare intatti i profumi dell’uva, e solo alcuni fanno brevi passaggi in botte di rovere, quanto basta per esaltare la struttura dei vitigni autoctoni senza coprirla. Da qui escono il Brigit Neir, il Brigit Bianc e il Brigit Rosé, i tre volti della collina, e poi la Bifa, la Bifa d’Bòsch e il Remu: nomi in piemontese, come si addice a vignaioli che hanno scelto di restare indipendenti e di firmare ogni bottiglia con la propria uva, vinificata in azienda, dalla pianta al tappo.

Chi arriva a Santa Brigida cercando una cantina trova una fattoria. Sui diciassette ettari dell’azienda, accanto alle vigne, crescono i mirtilli, i peschi e i meli da cui i Dellerba ricavano succhi e derivati a filiera corta, e pascolano centoventi animali: le vacche di razza piemontese selezionata, capre, pecore, suini e polli, allevati secondo la tradizione del Piemonte e con un occhio di riguardo al loro benessere. È un’azienda che si tiene in equilibrio da sola: gli animali concimano i campi, i campi nutrono gli animali, la frutta e il vino portano il raccolto fuori dalla collina. E poi c’è la tavola. Nell’agriturismo Dai Dellerba la cucina è piemontese e gli ingredienti hanno un nome e un volto: i tajarin al burro e salvia, gli agnolotti del plin, il brasato e il coniglio alla cacciatora, la polenta concia, e per finire la torta di nocciole, il bunet e la panna cotta con i frutti di bosco dell’azienda. Dalla terrazza, mentre si mangia, lo sguardo si perde tra le vigne e le montagne, e il vino nel bicchiere è lo stesso che riposa nella roccia pochi metri più sotto.

C’è una frase, nel racconto dei Dellerba, che spiega tutto il resto: la fattoria didattica nasce “dalla voglia di trasmettere ai bambini ciò che noi abbiamo vissuto nella casa dei nonni o degli zii”. La campagna, per Alex e Andrea, è prima di tutto un ricordo d’infanzia da restituire. Per questo la collina si apre a chi vuole viverla: si partecipa alla vendemmia, si impara a fare il pane, si passeggia tra i vigneti e i ciliegi, e i bambini giocano con gli animali, scoprono da dove viene il latte e come si raccoglie un’uva, e finiscono la giornata con una merenda fatta con i prodotti dell’azienda. Non è intrattenimento: è il modo che i fratelli hanno trovato per mantenere vive le tradizioni, mostrando che un’azienda agricola è un luogo dove il tempo rallenta e ogni gesto ha un senso. Pinerolo è a pochi minuti e ben collegata con i mezzi pubblici, e la collina di Santa Brigida è a portata di una gita da Torino.

I Dellerba non hanno finito. “Per il futuro abbiamo grandi progetti”, dicono, e il progetto più grande è il più semplice: rimettere a frutto i terreni incolti della collina, uno dopo l’altro, e scrivere un nuovo capitolo della viticoltura pinerolese, che per decenni ha visto le vigne arretrare davanti al bosco. Ogni filare recuperato è un pezzo di paesaggio che non frana, un prato che trattiene l’acqua, un posto di lavoro che resta in montagna. È per questo che Dellerba è su Al Passo Food: perché la nostra missione è sostenere i giovani che scelgono di aprire e far crescere aziende agricole lodevoli, aiutandoli a vendere e a raccontare i loro prodotti mentre loro restano in campo a fare ciò che sanno fare meglio. Alex e Andrea sono esattamente le persone per cui abbiamo iniziato. Portare i loro vini e i loro frutti a Roma significa portare in tavola un pezzo di collina salvata, e dare una mano a salvarne un altro.

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