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Doux d’Henry 100%, il Vitigno Rosso Più Raro del Piemonte, in Acciaio e Bottiglia – Vignaioli Indipendenti, Collina di Santa Brigida, 12,5% vol.
Rubino vivace, frutti rossi e spezie, sorso morbido e armonico: il rosso leggero da bere giovane, con i salumi, le frittate e i formaggi di tutti i giorni.

Esistono vini che si trovano in ogni enoteca e vini che si trovano in una sola valle. Il Gross d’Henry appartiene ai secondi: è un Pinerolese DOC Doux d’Henry in purezza, prodotto da Alex e Andrea Dellerba con l’uva più rara e più identitaria della loro collina, coltivata a 540 metri sul versante di Santa Brigida esposto a sud-ovest, su terreni sabbiosi e minerali. Il Doux d’Henry è un vitigno a bacca rossa dagli acini grossi e dalla buccia sottile, che dà vini di colore chiaro e di grande piacevolezza, e i fratelli lo trattano con la delicatezza che merita: raccolta manuale nella prima metà di settembre, pigia-diraspatura leggera, fermentazione e macerazione sulle bucce a temperatura controllata con due rimontaggi al giorno, per estrarre colore e aromi senza durezze, e poi affinamento in acciaio e in bottiglia, senza legno. Nel calice arriva un rosso rubino dalle sfumature vivaci e brillanti, con un profumo fresco e fruttato di frutti rossi e spezie e un sapore morbido e armonico, di buona struttura e acidità equilibrata. È un vino di pronta beva, da godere entro due anni, pensato per la tavola di ogni giorno: antipasti di salumi, frittate, formaggi di media stagionatura. Il nome gioca con il piemontese, dove gròss significa grande: il “grande Enrico” per il vitigno “dolce di Enrico”. Firmato da vignaioli indipendenti.
Il Doux d’Henry è uno dei grandi misteri della viticoltura piemontese. Lo si coltiva soltanto nel Pinerolese, tra la Val Chisone e la Val Pellice, e in nessun’altra parte del mondo: un’uva dagli acini grossi e succosi, tanto buona da mangiare quanto da vinificare, che gli ampelografi dell’Ottocento, a cominciare dal conte Giuseppe di Rovasenda, autore nel 1877 del più vasto catalogo di vitigni mai scritto, già descrivevano come una curiosità locale. Il nome francese racconta la storia di queste valli, terra di confine e di passaggio tra il Piemonte e il Delfinato, e la leggenda lo lega al re di Francia Enrico IV, che l’avrebbe assaggiato e apprezzato durante un soggiorno pinerolese. Nel Novecento, con l’abbandono dei vigneti di montagna, il Doux d’Henry è arrivato a un passo dall’estinzione; a salvarlo sono stati pochi viticoltori ostinati e, nel 1996, la nascita della denominazione Pinerolese DOC, che gli ha dedicato una tipologia tutta sua, caso quasi unico in Italia per un vitigno così raro. Oggi se ne contano poche decine di ettari in tutto, e ogni bottiglia è un pezzo di biodiversità che resta in vita. Il Gross d’Henry dei Dellerba è uno di questi pezzi.
Coltivare un vitigno raro è una forma di custodia. Ogni filare di Doux d’Henry che i Dellerba potano, concimano con il letame delle loro vacche piemontesi e vendemmiano a mano è un patrimonio genetico che non va perduto, e farlo in biologico certificato CCPB, su suoli mai lavorati in profondità, con l’energia dei pannelli solari, significa custodirlo nel modo giusto. La vinificazione del Gross d’Henry rispetta la natura gentile dell’uva: la macerazione a temperatura controllata con rimontaggi frequenti ma delicati estrae il poco colore e i molti profumi del vitigno senza forzare i tannini, e l’affinamento in acciaio conserva intatta la freschezza fruttata che è la sua ragione d’essere. Un vino di pronta beva, con 12,5 gradi, è anche un vino di misura: nato per accompagnare un pasto semplice, non per dominarlo. Il marchio dei Vignaioli Indipendenti garantisce che dalla vigna alla bottiglia tutto è avvenuto sulla collina di Santa Brigida.
Esame visivo. Il Gross d’Henry si presenta di un rosso rubino di media intensità, con sfumature vivaci e brillanti e riflessi violacei sull’unghia: il colore chiaro e luminoso tipico del Doux d’Henry, uva dalla buccia sottile che cede poco pigmento. La trasparenza è buona e la consistenza media, con lacrime leggere che annunciano un vino agile e di pronta beva.
Esame olfattivo. Il profumo è fresco e fruttato, immediato: frutti rossi in primo piano, fragola, lampone e ciliegia croccante, con un fondo di note speziate delicate, pepe rosa e un accenno di erbe di montagna, e un ricordo floreale di rosa e viola. Non c’è legno a mediare, e il naso resta pulito e invitante, come il profumo dell’uva appena pigiata.
Esame gustativo. In bocca il vino è morbido e armonico, con una buona struttura che sorprende per un rosso così chiaro e un’acidità equilibrata che lo mantiene fresco e scorrevole. I tannini sono leggeri e setosi, il frutto torna nel sorso insieme a una leggera sapidità minerale, e il finale è di media persistenza, pulito e dissetante. Un rosso che si beve con facilità e con piacere, anche leggermente fresco, e che non stanca mai.
Il Gross d’Henry è il rosso della tavola quotidiana e informale. Dà il meglio con gli antipasti di salumi, dai salami ai lardi aromatizzati, dove la sua acidità equilibrata alleggerisce il grasso senza coprire i sapori; è uno dei pochi rossi che accompagnano davvero bene i piatti a base di uova, frittate, uova al tegamino e torte salate, grazie ai tannini leggeri che non contrastano con la morbidezza dell’uovo; e si sposa con i formaggi di media stagionatura, caciotte, scamorze, pecorini giovani e caciocavalli, con cui condivide struttura e delicatezza. Perfetto anche con i piatti vegetali ricchi, le zuppe di legumi e la pizza. Da servire a 18 °C, o anche un paio di gradi più fresco nelle stagioni calde, in calici di media ampiezza.
Alex e Andrea Dellerba coltivano dal 2012 la collina di Santa Brigida, a Pinerolo, con vigne in agricoltura biologica di Freisa, Barbera, Favorita, Malvasie e Doux d’Henry, frutteti, pascoli di vacche piemontesi e un agriturismo con fattoria didattica. Il Doux d’Henry è il vitigno che più li lega al loro territorio: lo vinificano in rosso nel Gross d’Henry e lo spumantizzano in bianco nel Facta, due modi di tenere in vita un’uva che esiste solo nel Pinerolese.
Uve Doux d’Henry. Contiene SOLFITI.
Vino di pronta beva: conservare le bottiglie coricate, al fresco e al buio, lontano da fonti di calore, e consumare entro due anni per godere al meglio della sua freschezza fruttata. Servire a 18 °C, o leggermente più fresco in estate. Dopo l’apertura richiudere e conservare in frigorifero, consumando entro due o tre giorni. Smaltimento: bottiglia nella raccolta del vetro, tappo in sughero nell’organico o nelle raccolte dedicate, capsula secondo le indicazioni del proprio comune.
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