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Doux d’Henry 100% Vinificato in Bianco, Almeno 34 Mesi sui Lieviti, 12,5% vol. – Vignaioli Indipendenti, Collina di Santa Brigida
Crosta di pane, frutta secca e fiori bianchi in un perlage fine e persistente: le bollicine di montagna nate da un’uva rossa che quasi nessuno conosce.

Fare uno spumante metodo classico è un atto di fiducia nel tempo: si imbottiglia un vino e lo si lascia nel buio della cantina per anni, prima di sapere com’è venuto. Il Facta di Alex e Andrea Dellerba porta questa fiducia all’estremo con una scelta che lo rende quasi unico: l’uva è il Doux d’Henry, il raro vitigno a bacca rossa del Pinerolese, vendemmiato a mano all’inizio di settembre a 540 metri sulla collina di Santa Brigida e vinificato in bianco, cioè pressato subito, senza che il mosto tocchi le bucce, come si fa in Champagne con il Pinot Nero. Dopo la prima fermentazione in acciaio, il vino viene imbottigliato con il tappo a corona e rifermenta in bottiglia; poi riposa sui propri lieviti per almeno 34 mesi, quasi tre anni, prima della sboccatura. Il risultato è uno spumante brut dorato e brillante, dal perlage fine e persistente, che profuma di crosta di pane, frutta secca e fiori bianchi e che in bocca unisce la freschezza dell’altura, la cremosità dei lieviti e la mineralità dei terreni sabbiosi. Il nome, Facta, suona latino e definitivo, come una cosa fatta bene e portata a termine: un vino che può riposare in cantina ancora per anni, firmato da vignaioli indipendenti.
Le bollicine italiane sono nate in Piemonte. Nel 1865, a Canelli, Carlo Gancia produsse il primo spumante italiano con il metodo della rifermentazione in bottiglia, dopo aver studiato per anni nelle cantine di Reims: da allora il Piemonte è stato la scuola del metodo classico in Italia, prima ancora della Franciacorta e del Trento. Il Facta si inserisce in questa tradizione con un’idea tutta pinerolese: usare il Doux d’Henry, un’uva che nel resto del mondo non esiste. Coltivata quasi soltanto nel Pinerolese, dove dà vini rossi leggeri e rosati profumati, è una varietà che rischiava di scomparire nel Novecento ed è stata salvata da una manciata di viticoltori; il suo nome, “dolce di Enrico”, la lega nella leggenda al re di Francia Enrico IV, che l’avrebbe apprezzata durante il suo passaggio in queste valli. Vinificarla in bianco e spumantizzarla con oltre trentaquattro mesi sui lieviti, un periodo superiore a quello richiesto per molti Champagne senza annata, significa trattare un’uva contadina come una grande uva da spumante. È il tipo di scommessa che solo due fratelli giovani, indipendenti e un po’ testardi potevano fare.
Il metodo classico non ammette scorciatoie, e nemmeno la vigna dei Dellerba. Il Doux d’Henry del Facta cresce in biologico certificato CCPB, concimato solo con il letame delle vacche piemontesi dell’azienda, su suoli sabbiosi mai lavorati in profondità, con l’energia della cantina prodotta dai pannelli solari. La raccolta manuale all’inizio di settembre coglie l’uva con l’acidità ancora alta, indispensabile per uno spumante; la vinificazione in bianco richiede pressature delicate e tempi rapidi, e i 34 mesi sui lieviti sono tre anni di capitale immobilizzato in cantina, una scelta che un’azienda piccola fa solo per convinzione. Non c’è nulla, in questa bottiglia, che sia stato accelerato: le bollicine nascono da una seconda fermentazione naturale, la complessità dal tempo, la freschezza dall’altitudine. Il marchio dei Vignaioli Indipendenti garantisce che tutto è avvenuto su una sola collina. Uno spumante così si stappa per celebrare, e si beve con la misura che una festa vera merita.
Esame visivo. Nel calice il Facta è di un giallo dorato pieno, con riflessi brillanti che raccontano i lunghi mesi sui lieviti; il perlage è fine e persistente, con catenelle sottili che salgono regolari e formano una corona delicata sulla superficie. La limpidezza è perfetta, segno di una sboccatura accurata, e la consistenza è quella di uno spumante di struttura.
Esame olfattivo. Il naso si apre sulla crosta di pane e sul lievito, l’impronta inconfondibile del metodo classico dopo quasi tre anni di autolisi, e prosegue con la frutta secca, mandorla e nocciola tostata, e con i fiori bianchi, biancospino e acacia, che ricordano l’origine aromatica e gentile del Doux d’Henry. In fondo, una nota di mela matura e di agrume candito, e un accenno minerale, di pietra bagnata, che arriva dai terreni sabbiosi di Santa Brigida.
Esame gustativo. In bocca l’attacco è fresco e teso, con una piacevole acidità che l’altitudine conserva intatta, subito ammorbidita da una cremosità avvolgente dovuta al lungo contatto con i lieviti. Le bollicine sono fini e carezzevoli, il corpo è medio, il sorso sapido e asciutto, con le sfumature minerali che emergono nel finale insieme alla frutta secca. La persistenza aromatica è lunga e pulita, e lascia la bocca pronta per il boccone successivo: uno spumante da pasto, non solo da brindisi.
Il Facta nasce per l’aperitivo, dove la sua acidità apre l’appetito e la sua struttura regge gli stuzzichini più saporiti, e per gli antipasti piemontesi: acciughe al verde, peperoni arrostiti, salumi, tomini e formaggi freschi, insalate di carne e di verdure. A tavola continua con i primi freschi e leggeri, risotti alle verdure o allo spumante stesso, paste con pesce o con erbe, e si sposa in modo naturale con tutte le fritture, dai fiori di zucca ai fritti di verdura e di formaggio, che le bollicine e la freschezza alleggeriscono. Ottimo con i formaggi a pasta molle e con la cucina di mare delicata. Da servire a 8 °C, in calici ampi piuttosto che in flûte strette, per lasciare spazio al naso di crosta di pane e frutta secca.
Alex e Andrea Dellerba coltivano dal 2012 la collina di Santa Brigida, a Pinerolo: vigne in agricoltura biologica con Freisa, Barbera, Favorita, Malvasie e il raro Doux d’Henry, frutteti, pascoli di vacche piemontesi e un agriturismo con fattoria didattica. Nella cantina costruita nella roccia, dove l’acqua sorgiva mantiene fresco e umido l’ambiente, le bottiglie del Facta riposano sui lieviti per quasi tre anni: il vino più paziente di due vignaioli indipendenti.
Uve Doux d’Henry. Contiene SOLFITI.
Conservare le bottiglie in piedi o coricate, al buio, in un luogo fresco e senza sbalzi di temperatura: lo spumante può essere conservato anche per alcuni anni, arricchendosi di note di frutta secca e pasticceria. Mettere in frigorifero almeno tre ore prima del servizio o in un secchiello con acqua e ghiaccio per venti minuti, e servire a 8 °C. Dopo l’apertura chiudere con un tappo per spumanti e consumare entro un giorno o due. Smaltimento: bottiglia nella raccolta del vetro, tappo in sughero nell’organico o nelle raccolte dedicate, gabbietta nei metalli, capsula secondo le indicazioni del proprio comune.
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