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Freisa 100% da Vendemmia Tardiva sulla Collina di Santa Brigida, 8 Mesi in Botticella Grande e 6 in Bottiglia – Vignaioli Indipendenti
Rosso granato, spezie, frutta rossa e cacao: la Freisa di montagna che svela i suoi tannini solo a tavola e sa aspettare in cantina fino a sette anni.

Sulla collina di Santa Brigida la Freisa è l’ultima a essere raccolta. Alex e Andrea Dellerba aspettano la prima settimana di ottobre, quando sulle Alpi di fronte è già caduta la prima neve, per vendemmiare a mano uve arrivate a piena maturazione: è questa attesa, molto tardiva per un vitigno dalla spiccata acidità, a dare al Brigit Nèir, la “Brigida nera”, il suo equilibrio tra freschezza e profondità. In cantina il lavoro più importante avviene all’inizio della fermentazione, con la svinacciolatura: i vinaccioli, i semi dell’uva, vengono separati dal mosto perché non cedano i loro tannini verdi e amari, e il vino conservi solo il tannino nobile delle bucce. Seguono otto mesi di affinamento in botticella grande e sei mesi di riposo in bottiglia. Il risultato è un Pinerolese DOC Freisa in purezza, color granato, profumato di spezie, frutta rossa e cacao, con una tannicità avvolgente che si libera pienamente nel giusto connubio con il cibo, e con la struttura per invecchiare cinque, sette anni a seconda dell’annata. Nasce a 570 metri, su terreni sabbiosi e minerali esposti a sud-ovest, dalle mani di due vignaioli indipendenti che coltivano, vinificano e imbottigliano in proprio.
La Freisa ha una data di nascita ufficiale, e cade proprio da queste parti: il primo documento che la nomina è una tariffa daziaria del 1517 del comune di Pancalieri, nella pianura tra Pinerolo e Carmagnola, dove il vino di “fresearum” pagava un dazio più alto degli altri, segno che era già considerato pregiato. Il nome, secondo molti, richiama la fragola, fràisa in piemontese, per il profumo di piccoli frutti rossi che la caratterizza. Per secoli la Freisa è stata l’uva della collina torinese e del Chierese, vinificata quasi sempre vivace e un po’ amabile, con la spuma leggera che domava la sua acidità e il suo tannino rustico; solo negli ultimi decenni i vignaioli hanno imparato a farne grandi rossi fermi e da invecchiamento, aiutati dalle analisi del DNA che hanno rivelato la sua stretta parentela con il Nebbiolo. La Freisa secca, affinata in legno, è la riscoperta più interessante dell’enologia piemontese recente, e il Brigit Nèir ne è un esempio di montagna: vendemmia tardiva, svinacciolatura e botte grande sono le tre scelte con cui i Dellerba hanno trasformato un’uva difficile in un vino di pazienza.
Un vino da invecchiamento è una promessa che si fa alla terra, non solo a chi lo berrà. Le vigne di Freisa dei Dellerba crescono in biologico certificato CCPB, nutrite solo dal letame delle vacche piemontesi dell’azienda, su suoli mai lavorati in profondità perché respirino e conservino l’acqua; la cantina lavora con l’energia dei propri pannelli solari. La vendemmia tardiva è possibile solo con uve sane e con un microclima d’altura che asciuga e protegge i grappoli fino a ottobre, e la svinacciolatura è un lavoro manuale paziente che sostituisce qualsiasi correzione chimica dei tannini: si toglie, non si aggiunge. Il passaggio in botticella grande e i mesi in bottiglia completano un’evoluzione lenta e rispettosa, che consegna un vino capace di migliorare ancora per anni. Il marchio dei Vignaioli Indipendenti garantisce che tutto questo avviene dentro i confini di una sola collina. Un rosso così si apre nelle occasioni che contano e si beve con misura, lasciando che il tempo nel calice faccia il suo lavoro.
Esame visivo. Nel calice il Brigit Nèir si presenta di un rosso granato pieno e luminoso, con il bordo che, nelle annate più mature, sfuma verso l’aranciato: il colore di un vino che ha riposato nel legno e in bottiglia e che è fatto per evolvere. La consistenza è buona, con lacrime lente e regolari, e la trasparenza media lascia passare la luce sul fondo del bicchiere.
Esame olfattivo. Il naso si apre sulle spezie, pepe, chiodo di garofano e un accenno di noce moscata lasciato dalla botte grande, e prosegue con la frutta rossa della Freisa, lampone e ciliegia matura, fino a un fondo scuro e goloso di cacao. Con l’ossigenazione emergono la viola, tipica del vitigno, e una nota balsamica di sottobosco; è un bouquet che si trasforma nel bicchiere e premia chi ha la pazienza di aspettare qualche minuto.
Esame gustativo. In bocca il vino è asciutto e di corpo medio-pieno, con una tannicità avvolgente che è il suo tratto distintivo: i tannini, ripuliti dalla svinacciolatura, sono fitti ma mai aggressivi, e si sprigionano a pieno solo con il giusto connubio a tavola, quando incontrano la carne. L’acidità elevata mantiene il sorso fresco e teso nonostante la vendemmia tardiva, e il finale è lungo, su ritorni di frutta rossa, cacao e spezia. Un rosso che da solo appare austero e che a tavola diventa generoso.
Il Brigit Nèir è un vino che pretende la tavola, e in particolare i secondi di carne: il vitello in tutte le sue forme, dal filetto in padella alla coda in umido, e il maiale, dagli arrosti al cotechino, dai salumi stagionati al capocollo. I tannini avvolgenti trovano nella componente grassa e proteica della carne il partner che li ammorbidisce, mentre l’acidità pulisce il palato e prepara al boccone successivo. Regge con naturalezza i piatti forti della tradizione piemontese, come la bagna càuda e il brasato, e i formaggi stagionati di carattere; con qualche anno in più sulle spalle accompagna anche la selvaggina. Da servire a 18 °C in calici ampi, stappando un’ora prima e, per le annate più vecchie, decantando con delicatezza.
I fratelli Alex e Andrea Dellerba coltivano dal 2012 la collina di Santa Brigida, a Pinerolo: vigne di Freisa, Barbera, Favorita e vitigni rari del Pinerolese in agricoltura biologica, frutteti, pascoli di vacche piemontesi e un agriturismo con fattoria didattica. La Freisa è l’uva simbolo della loro collina, e il Brigit Nèir è il vino con cui la portano più in alto: raccolta tardiva, lavoro paziente in cantina e il tempo necessario per diventare grande.
Uve Freisa. Contiene SOLFITI.
Vino adatto all’invecchiamento: conservare le bottiglie coricate, al buio, in un luogo fresco e senza sbalzi di temperatura, idealmente tra 12 e 16 °C, dove può evolvere per cinque, sette anni a seconda dell’annata. Aprire un’ora prima del servizio e versare a 18 °C; per le bottiglie più vecchie tenere in piedi qualche ora e decantare. Dopo l’apertura richiudere e conservare in frigorifero, consumando entro due o tre giorni. Smaltimento: bottiglia nella raccolta del vetro, tappo in sughero nell’organico o nelle raccolte dedicate, capsula secondo le indicazioni del proprio comune.
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