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Cooperativa Agricola Coraggio, Roma(RM) LAZIO

Cooperativa Agricola Coraggio

Cooperativa Agricola Co.r.ag.gio — Borghetto San Carlo

 
 

22 ettari di agricoltura biologica e civica nel Parco di Veio, sulla Via Cassia a Roma

La storia di una vertenza vinta dai giovani agricoltori romani: terre pubbliche abbandonate trasformate in un laboratorio multifunzionale di biodiversità, formazione e cittadinanza attiva

 
 
 

Dove la città incontra il Parco di Veio

Per arrivare alla Cooperativa Agricola Coraggio basta percorrere la Via Cassia in uscita dalla Capitale, quella antichissima strada consolare romana che da duemila anni collega Roma all’Etruria e che oggi attraversa popolosi quartieri metropolitani. Alle porte della città, si trova la Tenuta di Borghetto San Carlo: 22 ettari di terreni pubblici che per decenni erano rimasti in stato di abbandono, a rischio di cementificazione. Oggi quei 22 ettari sono il cuore produttivo, didattico e civico di una delle più affascinanti esperienze di agricoltura urbana biologica italiana: un’azienda agricola che è insieme orto, frutteto della biodiversità, uliveto, apiario, area picnic, scuola di formazione, ristorante, luogo di accoglienza. Borghetto San Carlo si trova in una posizione geografica simbolica: sulla Via Francigena, il millenario cammino di pellegrinaggio che da Canterbury portava a Roma, e nel Parco di Veio, il quarto parco naturale per estensione del Lazio, custode di una straordinaria storia archeologica etrusca (Veio fu uno dei dodici grandi lucumonie etrusche prima della conquista romana del IV secolo a.C.) e di paesaggi rurali rimasti quasi intatti alle porte della metropoli. Un luogo dove l’antichità e la contemporaneità, la città e la campagna, l’arte e l’agricoltura si fondono in un’esperienza unica.
 
 
 

Un nome che è un manifesto: Co.r.ag.gio

Il nome stesso della Cooperativa è già una dichiarazione politica e culturale. Co.r.ag.gio è l’acronimo di “Cooperativa Romana Agricoltura Giovani” — un gioco di parole tutt’altro che casuale: il coraggio è esattamente ciò che è servito ai fondatori per intraprendere il loro percorso, e che continua a servire per portarlo avanti ogni giorno. Coraggio di sfidare la speculazione edilizia che minaccia da decenni l’agro romano; coraggio di rivendicare l’accesso alla terra per i giovani in un Paese dove l’età media degli agricoltori è ormai oltre i 60 anni; coraggio di organizzare un movimento civico capace di parlare insieme alle amministrazioni pubbliche e ai cittadini; coraggio di scommettere su un modello agricolo “replicabile” che potesse fungere da esempio per altri giovani in altre città italiane. La squadra della Cooperativa è la summa di competenze multidisciplinari che la modernità richiede a un’agricoltura di qualità: giovani agricoltori, chef professionisti, manovali specializzati, antropologi, biologi, esperti della comunicazione, educatori. Un’agricoltura che non è arretratezza ma scelta consapevole di futuro.
 
 
 

2011: il manifesto e la “Società agricola senza terra”

La storia di Co.r.ag.gio comincia nel 2011, quando un gruppo di giovani romani — aspiranti agricoltori, attivisti ambientali, cittadini sensibili alle problematiche del territorio — dà vita al Coordinamento romano accesso alla terra. A settembre del 2011 viene realizzato il primo grande murales sul tema in città, seguito dalla pubblicazione del documento programmatico “Vertenza per la salvaguardia dell’agro romano — Terre pubbliche ai giovani agricoltori“, una vera e propria piattaforma politica che chiedeva alle istituzioni di affidare ai giovani agricoltori i terreni pubblici da troppo tempo lasciati in stato di degrado. Nasce così, paradossalmente, la prima “Società agricola Co.r.ag.gio” — ancora senza un solo ettaro di terra. Una sigla che esiste, un manifesto che gira, una squadra che si compone, ma nessun campo da coltivare. Dal manifesto del 2011, la frase-chiave che ha guidato l’intero percorso: la rivendicazione di una “città vivibile, lontana dalla logica della speculazione edilizia, una città di nuovo capace di produrre i beni necessari alla sua sopravvivenza, che miri all’autosufficienza“. L’obiettivo politico era ambizioso: contrastare la “discontinuità ambientale” in atto tra città e campagna, fare degli spazi verdi una nuova risorsa civica, costruire un nuovo modo di vivere il contesto urbano metropolitano italiano.
 
 
Cooperativa Agricola Coraggio
 
 

2012: il presidio dell’Appia Antica

Nel 2012 il movimento compie il primo gesto pubblico forte: circa un mese di presidio civile all’interno della Tenuta di Tormarancia, nel Parco dell’Appia Antica. Un’azione di rivendicazione nonviolenta, simbolica e propositiva, che mira a richiamare l’attenzione dei mass media e dell’opinione pubblica su un paradosso clamoroso: centinaia di ettari di terre pubbliche nel territorio del Comune di Roma erano formalmente di proprietà collettiva — ma di fatto inutilizzate da decenni, soggette a degrado, in molti casi sotto la minaccia di cementificazione speculativa. Il presidio dell’Appia Antica diventa un momento di riferimento per attivisti, agricoltori e cittadini di tutta Italia. Co.r.ag.gio nello stesso anno avvia i primi seminari di formazione “Coltiva il tuo Futuro“, e cura la pubblicazione del manuale “Coltiva il tuo futuro. Orientamento per l’attività agricola multifunzionale” — un testo che diventerà strumento didattico per molti giovani che vogliono intraprendere il mestiere di agricoltori in Italia.
 
 
 

2013: la petizione dei 10.000 e il premio “Real Food Heroes” di Vandana Shiva

Il 2013 è l’anno della svolta. Co.r.ag.gio lancia su Change.org, insieme all’associazione Terra! Onlus e all’associazione Antimafia da Sud, la petizione “#TerrePubblicheAiGiovaniAgricoltori” — una campagna che mira a mettere in luce le straordinarie potenzialità dei 22 ettari di Borghetto San Carlo e a fare pressione sulle istituzioni regionali del Lazio. Il risultato è clamoroso: 10.000 firme in sole due settimane. La cittadinanza romana risponde in massa, dimostrando che il tema del rapporto tra città e agricoltura, tra cementificazione e spazi verdi, era già sentito come urgente da una porzione importante della società civile. Nello stesso 2013 arriva un riconoscimento internazionale di eccezionale prestigio: il premio “Real Food Heroes 2013” assegnato dalla filosofa, ecologista e attivista indiana Vandana Shiva per Navdanya International — l’organizzazione globale fondata da Shiva per la difesa dei semi indigeni, della biodiversità agricola e della sovranità alimentare. Un riconoscimento che colloca Co.r.ag.gio nella mappa internazionale dei movimenti per l’agricoltura biologica e civica al fianco di centinaia di esperienze in tutto il mondo. Nel 2014 arriva un secondo premio: il “Verde Ambiente 2014” della VAS Onlus (Verdi Ambiente e Società), riconoscimento italiano per l’impegno ambientale.
 
 
 

Marzo 2014: il primo bando dopo dieci anni di silenzio

La pressione della società civile produce i suoi effetti. Nel marzo 2014 la Regione Lazio, attraverso l’agenzia ARSIAL (Agenzia Regionale per lo Sviluppo e l’Innovazione dell’Agricoltura del Lazio), pubblica il primo bando di affidamento delle terre pubbliche dopo dieci anni di silenzio istituzionale. Una svolta storica. I bandi realizzano l’assegnazione di 11 aree verdi sul territorio di Roma e del Lazio, per un totale di circa 400 ettari di superfici recuperate alla pubblica produzione agricola. Co.r.ag.gio partecipa al bando con il proprio progetto agricolo, fondato sui principi della multifunzionalità, dell’agricoltura biologica certificata, della filiera corta e della fruibilità sociale dei terreni — e vince l’assegnazione dei 22 ettari di Borghetto San Carlo. Il sogno cominciato tre anni prima con il primo murales e con il manifesto si concretizza: i giovani agricoltori romani hanno finalmente la terra.
 
 
 

Maggio 2015: l’arrivo a Borghetto San Carlo

Nel maggio del 2015 la Cooperativa Agricola Co.r.ag.gio prende ufficialmente in gestione la Tenuta di Borghetto San Carlo. Comincia da quel momento la fase concreta: la pulizia dei terreni abbandonati, la progettazione delle colture, l’installazione delle prime semine, la sistemazione degli immobili presenti sulle aree assegnate. Non sono mancati i problemi e le insofferenze — accordi non sempre rispettati dal Comune di Roma e dagli imprenditori edili che dovevano farsi carico delle ristrutturazioni degli immobili — ma la battaglia ha portato consapevolezza nei cittadini e ha offerto un modello concreto ed esemplare per un nuovo modo di intendere l’agricoltura in tempi moderni, riproducibile in altre città italiane. Da quel maggio 2015, Borghetto San Carlo è cresciuto fino a diventare uno dei luoghi di riferimento dell’agricoltura urbana romana.
 
 
Cooperativa Agricola Coraggio
 
 

Cosa si coltiva: il frutteto della biodiversità, l’uliveto, gli ortaggi, il miele

Oggi a Borghetto San Carlo si coltivano prodotti agroalimentari biologici certificati nel pieno rispetto della stagionalità e della biodiversità. In campo: ortaggi di stagione, cereali, legumi, e soprattutto il frutteto della biodiversità — una vera e propria banca genetica viva con più di 50 varietà per 7 specie diverse di frutta, molte delle quali appartenenti a cultivar antiche e rare del territorio romano e laziale che rischierebbero altrimenti di scomparire. Accanto al frutteto, l’uliveto multivarietale con 6 specie diverse di olivo, espressione della ricchezza varietale dell’olivicoltura laziale — che dal periodo etrusco-romano custodisce alcune delle cultivar più antiche d’Italia (Carboncella, Frantoio, Leccino, Itrana, Rosciola). In azienda sono ospitate inoltre arnie per la produzione di miele biologicomillefiori (frutto delle fioriture spontanee del Parco di Veio) e acacia (chiaro e delicato, raccolto in primavera). Una produzione varia e profondamente integrata con il territorio, che incarna in pieno il concetto di agricoltura multifunzionale: coltivare cibo, sostenere la biodiversità, preservare il paesaggio, generare cultura.
 
 
 

L’agricoltura multifunzionale: ristorazione, formazione, didattica

Co.r.ag.gio è molto più di un’azienda agricola: è un laboratorio di agricoltura multifunzionale che fornisce alla comunità una varietà di servizi sociali, ambientali e culturali. C’è l’area picnic con oltre 150 posti immersa nel verde del Parco di Veio — meta amata da famiglie romane nei weekend. C’è l’area giochi per bambini, perché far conoscere l’agricoltura biologica ai più piccoli è parte essenziale della mission educativa. Si organizzano visite guidate alla tenuta, dove i visitatori possono vedere come si coltiva, raccogliere ortaggi, conoscere le api, partecipare alla vita dell’azienda. La ristorazione della Cooperativa valorizza i prodotti dell’orto secondo i principi della filiera corta, dell’educazione alimentare e dell’anti-spreco: ogni piatto racconta i campi appena fuori dalla finestra. Dal 2012 Co.r.ag.gio progetta e realizza i seminari di formazione “Coltiva il tuo Futuro”, rivolti a giovani che vogliono intraprendere il mestiere di agricoltori; la pubblicazione omonima è diventata un testo di riferimento nazionale per l’orientamento all’attività agricola multifunzionale. Oltre a questo, la Cooperativa offre servizi di cura del verde e di didattica per le scuole di ogni ordine e grado del territorio metropolitano romano.
 
 
 

Un modello per il futuro delle città italiane

La storia di Co.r.ag.gio è oggi un caso di studio per chi si occupa di rigenerazione urbana, di agricoltura di prossimità, di cittadinanza attiva, di nuova ruralità. Mostra in modo concreto come un movimento di giovani determinati possa, in pochi anni, cambiare le politiche pubbliche e trasformare aree degradate in luoghi di produzione alimentare, di socialità e di cultura. Non a caso, l’esperienza romana è stata studiata e talvolta replicata in altre città italiane ed europee, dove il tema delle terre pubbliche abbandonate e dell’accesso alla terra per i giovani rappresenta una delle questioni centrali per il futuro delle aree metropolitane. Coltivare a Borghetto San Carlo significa, oggi come allora, scegliere il futuro: il futuro del cibo buono e biologico, il futuro dei giovani in agricoltura, il futuro di città capaci di nutrirsi, il futuro di un’Italia che non lascia le sue terre più belle in stato di abbandono.
 
 
 
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