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Ciliegiolo in purezza da un vigneto di mezzo ettaro con oltre cinquant’anni d’età
Il vitigno storico della Maremma, vinificato dai monaci di Siloe
Il Ciliegiolo è uno storico vitigno della Maremma Toscana, un tempo il più diffuso di questi luoghi e poi gradualmente sostituito da varietà più conosciute. Qui è vinificato in purezza, da un vigneto di circa mezzo ettaro con oltre cinquant’anni d’età: vecchie viti, allevate a Guyot secondo la tradizionale tecnica di potatura usata in Maremma negli anni Cinquanta e Sessanta, che producono poco ma concentrano molto. Le uve sono raccolte e selezionate a mano tra la prima e la seconda settimana di settembre. Ne nasce un rosso di buon corpo ma di grande scorrevolezza, affinato solo in acciaio, che non cerca la potenza del legno ma la nitidezza del frutto.
“La Grangia” non è un nome scelto per suonare bene. Nel Medioevo la grangia era l’azienda agricola dipendente da un monastero: un insieme di terre, stalle, granai e cantine gestito dai monaci e dai conversi, che produceva ciò che serviva alla comunità e al territorio circostante. Le grange furono tra le strutture agricole più avanzate del loro tempo — bonificavano paludi, introducevano rotazioni, piantavano vigne dove nessuno le aveva mai messe — e a loro si deve buona parte del paesaggio agrario che oggi diamo per scontato in mezza Europa. Chiamare così un vino prodotto da una comunità benedettina nel 2000 e oltre significa dichiarare una continuità precisa: non un’etichetta di fantasia, ma la ripresa consapevole di un modo di stare sulla terra. Quanto al Ciliegiolo, il nome gli viene dal colore e dal profumo di ciliegia delle sue uve, ed è un vitigno così antico in queste zone che gli studi genetici lo collegano strettamente al Sangiovese.
L’affinamento in solo acciaio è una scelta precisa: niente legno a mediare, così il frutto resta intatto e il vino conserva la beva agile che è la firma del Ciliegiolo. Servire a 16-18 °C, aprendo la bottiglia una ventina di minuti prima.
È un rosso da tavola nel senso migliore del termine: accompagna i primi piatti conditi con sughi di carne, le carni bianche e rosse alla griglia, gli arrosti e la selvaggina da piuma, e regge bene anche i formaggi di media stagionatura. La sua freschezza lo rende adatto a tutto pasto, dall’antipasto al secondo, senza stancare.
Il Monastero di Siloe è una comunità benedettina che vive su un colle sopra la valle dell’Ombrone, in provincia di Grosseto, e coltiva i terreni circostanti con metodo biologico. Il recupero del Ciliegiolo, vitigno autoctono un tempo diffusissimo in Maremma, fa parte dello stesso progetto che ha portato la comunità a coltivare grani antichi, cece nero, zafferano e olivi nelle cultivar tipiche del territorio.
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Contiene SOLFITI.
Conservare le bottiglie coricate, in luogo fresco, buio e con umidità costante, lontano da fonti di calore e vibrazioni: il tappo deve restare a contatto con il vino per mantenersi elastico. Servire a 16-18 °C. Dopo l’apertura, richiudere con un tappo ermetico e conservare in frigorifero, consumando entro due o tre giorni.
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