🚚 Consegne Refrigerate a ROMA, Martedì e Venerdì, Gratuita da 35€

🚚 Spedizioni ITALIA in 24/48H a soli 7,90€, Refrigerata +8,5€, Gratuita da 139€ 

Malauva Casa Agricola, Castel Giorgio(TR) UMBRIA

Lorenzo con Elisa e Giovanni di Malauva Casa Agricola
Lorenzo con Elisa e Giovanni di Malauva Casa agricola

 
 

Malauva Casa Agricola

Elisa e Giovanni: una coppia, sei ettari, vini naturali e una “casa agricola” all’incrocio tra Umbria, Toscana e Lazio

Castel Giorgio (TR) — sull’altopiano vulcanico dell’Alfina, dove la vite vive in simbiosi con frassini, aceri e alberi da frutto secondo l’antico modello etrusco dell’Aitason

 
 
 

Una “casa agricola” all’incrocio di tre regioni

Malauva Casa Agricola nasce dal sogno di Elisa e Giovanni: una coppia da oltre 16 anni che, dopo aver attraversato l’Europa e il mondo come volontari nelle realtà agricole biologiche, ha scelto di mettere radici in un angolo prezioso del Centro Italia — Castel Giorgio (TR), in Umbria meridionale, in un territorio a cavallo tra tre regioni: Umbria, Lazio e Toscana. Qui dal 2017 sviluppano un progetto di “casa agricola” — non una semplice azienda vinicola, ma un piccolo ecosistema vivente dove la vite convive con gli ulivi e i boschi, dove gli orti producono ortaggi, dove vivono animali, dove ogni elemento è messo in relazione con gli altri secondo un modello agricolo ispirato alle antiche tradizioni contadine rivisitato attraverso la sensibilità contemporanea. Una piccola, preziosa testimonianza che un’altra agricoltura è possibile.
 
 
Malauva Casa Agricola
 
 

Dal WWOOF al podere: il viaggio iniziato un’estate

“Siamo una coppia da oltre 16 anni — raccontano Elisa e Giovanni — e abbiamo iniziato, dico sempre per fortuna, molto presto attraverso un’associazione che si chiama WWOOF“. WWOOF (World Wide Opportunities on Organic Farms) è una rete internazionale fondata in Inghilterra nel 1971 che mette in contatto giovani volontari con aziende agricole biologiche di tutto il mondo: tre ore di lavoro al giorno in cambio di vitto, alloggio e — soprattutto — la possibilità di immergersi in un’altra cultura agricola. “Prima un’estate, un po’ così per fare un viaggio diverso”, continuano Elisa e Giovanni. “Poi è diventato un mese, poi un anno, e poi abbiamo visto che in realtà ci piaceva molto”. Dai lavoretti stagionali alla passione vera e propria, il viaggio di Elisa e Giovanni si è trasformato in una scelta di vita. Nel 2017 hanno acquistato un vecchio rudere da ristrutturare insieme a 6 ettari di terreno composti da vigne, uliveti e bosco a Castel Giorgio, con l’intento di far rivivere questo antico podere. Un sogno costruito non in un giorno, ma attraverso anni di apprendistato silenzioso nelle aziende di altri.
 
 
 

L’Altopiano dell’Alfina: cuore vulcanico del Centro Italia

La casa agricola Malauva si trova ai margini di una delle aree naturalistiche più suggestive e meno conosciute d’Italia: l’Altopiano dell’Alfina, un’antica caldera vulcanica che si estende per migliaia di ettari attorno al Lago di Bolsena, a una quota di circa 550 metri sul livello del mare, abbracciando tre regioni — Umbria, Lazio e Toscana. Questo altopiano è il cuore del distretto vulcanico Vulsino, lo stesso che ha generato i celebri suoli rossi e fertili dell’Alto Lazio: tufi vulcanici, ceneri pozzolaniche, basalti che hanno reso questa zona uno dei terroir vinicoli più interessanti dell’Italia centrale. Le viti affondano le proprie radici in suoli ricchi di potassio, magnesio e oligoelementi rari di origine vulcanica, che conferiscono ai vini una mineralità inconfondibile. È in questo territorio antico — abitato dagli Etruschi di Velzna (Orvieto) e Volsinii, poi dai Romani, poi dai monaci medievali, poi dai contadini di sempre — che Elisa e Giovanni hanno scelto di costruire il loro progetto.
 
 
Malauva Casa Agricola
 
 

La Vigna Maritata e l’Aitason etrusco

Tra i progetti più affascinanti della Malauva Casa Agricola c’è il recupero di un’antichissima vigna maritata degli anni ’50: una vigna di circa 1 ettaro in cui le viti centenarie crescono “sposate” ad altri alberi che fungono da sostegno naturale — frassini, aceri campestri, salici, alberi da frutto. “Aitason era il termine con il quale gli Etruschi indicavano la coltivazione delle viti in consociazione con le altre piante“, spiegano Elisa e Giovanni. “Per noi è un nuovo progetto, un’antica vigna maritata da custodire”. La vigna maritata — o “vigna sposata” — è una tecnica viticola di origine etrusco-romana, descritta da Catone, Varrone e Columella, che fu il sistema dominante in Centro Italia dall’antichità fino al Novecento, quando venne progressivamente sostituita dai vigneti specializzati moderni più produttivi. La sopravvivenza di una vigna maritata degli anni ’50 nell’Umbria contemporanea è un piccolo miracolo agronomico: un ecosistema biodiverso dove convivono viti, alberi da frutto, salici, frassini e aceri, dove ogni pianta beneficia dell’altra. Da questa vigna nascono due vini straordinari di Malauva: il “Malauva Bianco” e “Vigne Maritate”.

I vitigni autoctoni: Procanico, Drupeggio, Verdello, Malvasia e Sangiovese

I vitigni coltivati a Malauva sono quelli tipici e storici del territorio dell’Orvietano: per i vini bianchi il Procanico (varietà locale di Trebbiano Toscano), il Drupeggio (varietà autoctona umbra dalla bacca dorata e profumo intenso), il Verdello (varietà autoctona umbra dalla freschezza acidula) e la Malvasia; per i vini rossi il Sangiovese, simbolo di tutta la viticoltura del Centro Italia. Sui 4 ettari di vigneto biologico attualmente coltivati (1,5 di proprietà + il resto in affitto), Elisa e Giovanni hanno realizzato anche una selezione massale a partire da un antico vigneto: nel marzo 2020 hanno impiantato circa 0,5 ettari innestati in campo, salvaguardando le piante più antiche e i loro corredi genetici unici. La vendemmia inizia a fine agosto con le varietà più precoci e finisce a fine settembre con le bacche rosse: l’uva è raccolta esclusivamente a mano, con accurata selezione in campo per portare in cantina solo uva perfettamente sana.
 
 
 

La filosofia in cantina: vini naturali, niente aggiunte

Il manifesto enologico di Malauva è chiaro e radicale: “Fermentazioni spontanee, nessun filtraggio o chiarificazioni e nessuna aggiunta di alcun tipo di prodotto enologico”. Tre principi che riassumono l’approccio dei vini naturali: la fermentazione spontanea avviene grazie ai lieviti indigeni naturalmente presenti sulle bucce delle uve, senza l’aggiunta di lieviti selezionati industriali — un processo più lento, più imprevedibile, ma che permette al vino di esprimere autenticamente il terroir di provenienza; l’assenza di filtraggio e chiarificazioni mantiene integri tutti i composti organici della fermentazione, anche al prezzo di una leggera torbidità o di un sedimento naturale sul fondo della bottiglia; la nessuna aggiunta di prodotti enologici — niente solfiti aggiunti, niente correzioni, niente trattamenti — porta a un vino che è autentica espressione dell’annata e del territorio. Una scelta coraggiosa che richiede uve di altissima qualità e attenzione costante, ma che produce vini di grande personalità e profondità.
 
 
Malauva Casa Agricola
 
 

Gli 8 vini Malauva: una piccola enciclopedia vinicola di territorio

Attualmente Malauva produce 8 vini, ognuno espressione di una vigna, di un’annata e di una visione enologica:

  • Malauva Bianco — vino bianco dalla vigna maritata di 80 anni su suoli vulcanici, macerazione 5 giorni sulle bucce con 20% a grappolo intero
  • Vigne Maritate — vino bianco affinato 12 mesi in botte di rovere da 500 litri, macerazione 25 giorni sulle bucce
  • Tierra — vino bianco fresco e immediato, fermentazione e affinamento in acciaio
  • Malauva Rosato — rosato di Sangiovese da vigna di 40 anni su suolo argilloso
  • Rosarella — rosato ottenuto ripassando il mosto bianco di Tierra sulle vinacce di Sangiovese
  • Osarella — vino rosso di Sangiovese in purezza da vigna di 30 anni su suoli argillosi ricchi di conchiglie fossili
  • Rebelle Mariage — bianco frizzante con rifermentazione in bottiglia di mosto da vendemmia tardiva
  • Rebelle Mariage Pink — rosato frizzante con rifermentazione in bottiglia

Ogni anno, Elisa e Giovanni studiano nuove vinificazioni per ampliare le tipologie e comprendere meglio le diverse espressioni delle varietà autoctone che coltivano.

La visione: un ecosistema diversificato e in relazione

“Il nostro progetto mira a creare un piccolo ecosistema diversificato“, spiegano Elisa e Giovanni, “in cui vigna, ulivi, orti ed animali siano tutti messi in relazione tra loro al fine di produrre alimenti in maniera naturale e rispettosa per la natura“. Una visione che supera la specializzazione produttiva della viticoltura moderna per recuperare il modello tradizionale del podere multifunzionale: piccoli campi diversi, colture diverse, animali, biodiversità. La vigna maritata è il simbolo più evidente di questa filosofia: la simbiosi al posto della monocoltura, la relazione al posto della specializzazione. È un ritorno consapevole a un modello che le campagne italiane praticavano per millenni prima della modernizzazione industriale del Novecento — un piccolo passo di resistenza creativa che fa di Malauva una delle realtà più interessanti dell’enologia italiana contemporanea.
 
 
 

Seguiteci su Instagram per tantissime novità: @alpassofood

Rispondiamo a tutte le vostre domande su WhatsApp

Condividi con i tuoi amici

Promozione di Benvenuto

10% di Sconto!

Registrati e Raggiungi 49€ di spesa!

Ricevi il COUPON sconto nella MAIL dopo la REGISTRAZIONE

alpassofood

Sono state aggiornate le informazioni relative all’utilizzo dei tuoi dati personali nella nostra Politica sulla Privacy.

Utilizziamo i nostri cookie e quelli di terzi per migliorare la tua esperienza e i nostri servizi, dato che ci consentono di analizzare la navigazione sul nostro sito web. Se si prosegue nella navigazione, se ne riterrà accettato l’uso.

CLICCA QUI PER CONOSCERE LA NOSTRA

COOKIE POLICY