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Bianco Naturale – Trebbiano Toscano e Roscetto
Due vitigni antichi, una terra vulcanica, un vino che parla di Tuscia e tempo

Il Trebbietto Procanico e Roscetto de La Femminella è un vino bianco naturale che incarna la riscoperta dei vitigni autoctoni della Tuscia viterbese, la valorizzazione dei suoli vulcanici unici del Lazio settentrionale, e la filosofia di vinificazione minimalista che privilegia espressione autentica del territorio su interventi enologici invasivi. Prodotto da Gabriele De Santis – giovane viticoltore che ha fondato l’azienda La Femminella nel 2024 nella frazione Grotte Santo Stefano di Viterbo conducendo appena 6.300 mq di vigneto con metodo biologico naturale e producendo solo 2.100 bottiglie all’anno – questo vino rappresenta la nuova generazione di vignaioli artigianali che recuperano biodiversità viticola, lavorano piccole superfici con cura meticolosa, e vinificano senza manipolazioni cercando di catturare in bottiglia l’anima del luogo.
Il Trebbietto è blend paritario (50/50) di due vitigni a bacca bianca: **Trebbiano Toscano** (qui chiamato localmente “Procanico”, nome tradizionale viterbese per questo vitigno diffusissimo in Centro Italia, base di innumerevoli vini bianchi da Orvieto Classico al Frascati, caratterizzato da acidità vivace, freschezza, note agrumate delicate, capacità di riflettere terroir senza imporre personalità varietale eccessiva) e **Roscetto** (vitigno autoctono antico del Lazio centrale-settentrionale quasi scomparso durante omologazione viticola del ‘900, oggi riscoperto e valorizzato da produttori artigianali, caratterizzato da buccia rosata che gli conferisce il nome, aromaticità delicata floreale fruttata, struttura leggermente più corposa del Trebbiano, e capacità di invecchiamento interessante).
La vinificazione segue filosofia naturale: le uve raccolte manualmente da vigneti situati a 420 metri s.l.m. su suoli vulcanici (terreni ricchissimi derivanti da attività vulcanica dei Monti Cimini, caratterizzati da minerali abbondanti, buon drenaggio, capacità di conferire ai vini struttura minerale sapida distintiva) vengono diraspate e pigiate delicatamente, quindi lasciate fermentare spontaneamente grazie ai lieviti indigeni naturalmente presenti sulle bucce e in cantina (fermentazione spontanea significa nessuna inoculazione di lieviti selezionati commerciali, processo più lungo imprevedibile che richiede competenza e coraggio ma produce vini più complessi caratterizzati). Il mosto fermenta e si trasforma in vino, quindi affina per 9 mesi in vasca di vetroresina (materiale inerte neutro che non cede sentori al vino a differenza del legno) con batonnage (rimescolamento periodico delle fecce fini depositatesi sul fondo che rilasciano sostanze che conferiscono struttura, rotondità, profumi complessi, e proteggono naturalmente il vino dall’ossidazione riducendo necessità di solfiti).
I solfiti aggiunti sono minimali: piccola quantità durante fermentazione alcolica per proteggere mosto da ossidazioni e deviazioni batteriche indesiderate, e quantità minima prima dell’imbottigliamento per stabilizzare. Il risultato è vino di colore giallo paglierino con riflessi dorati, limpidezza brillante (può presentare lieve velatura naturale), profumo delicato stratificato con note di agrumi (pompelmo, cedro), fiori bianchi (acacia, camomilla), frutta bianca (mela verde, pera), sfumature minerali saline vulcaniche, erbe aromatiche mediterranee. In bocca si esprime freschezza vivace portata da acidità naturale alta, sapidità minerale marcata dal suolo vulcanico, corpo medio-leggero elegante, texture leggermente cremosa dal batonnage, finale pulito persistente con ritorno di mineralità e agrumi.
L’etichetta raffigura illustrazione artistica opera di Matteo De Angelis (amico di Gabriele) che rappresenta con sembianze femminili i due vitigni presenti nel vino: una celebrazione poetica della biodiversità viticola, dell’artigianalità, e della collaborazione creativa che distingue piccole produzioni da vini industriali standardizzati.
La Tuscia viterbese – territorio del Lazio settentrionale che si estende da Viterbo verso nord fino ai confini con Umbria e Toscana – è zona viticola antichissima con origini etrusche: gli Etruschi coltivavano vite e producevano vino in queste terre già nel VII-VI secolo a.C. lasciando testimonianze archeologiche straordinarie (tombe decorate con scene di simposio, anfore vinarie, attrezzi viticoli). I suoli vulcanici derivanti dall’attività dei Monti Cimini e dei complessi vulcanici vicini (Vico, Bolsena) conferiscono caratteristiche uniche: terreni tufacei ricchissimi di minerali (potassio, fosforo, microelementi), buon drenaggio che evita ristagni idrici dannosi, capacità termica che accumula calore diurno e lo rilascia gradualmente favorendo maturazione.
Il Trebbiano Toscano (Procanico) è vitigno diffusissimo in Centro Italia storicamente coltivato per produzioni abbondanti vinificato spesso in versione commerciale leggera neutra, ma quando coltivato con rese basse, vendemmia attenta, e vinificazione accurata rivela potenziale qualitativo sorprendente esprimendo terroir con eleganza. Il Roscetto è vitigno autoctono quasi perduto durante il ‘900 quando viticoltura si orientò verso varietà internazionali o italiane più produttive standardizzate (Chardonnay, Pinot Grigio, Verdicchio); solo recentemente produttori artigianali sensibili alla biodiversità hanno recuperato vecchie vigne abbandonate e reimpiantato questo vitigno raro valorizzandone unicità.
La scelta di Gabriele De Santis di produrre blend paritario Trebbiano-Roscetto testimonia volontà di celebrare tradizione (il Procanico diffuso) e rarità (il Roscetto autoctono) creando vino equilibrato dove la freschezza acida del Trebbiano incontra la struttura aromatica del Roscetto.
Il vino bianco offre profilo nutrizionale interessante: polifenoli antiossidanti (presenti in quantità inferiori ai rossi ma comunque significative, specialmente in vini naturali con poco filtraggio), resveratrolo (composto benefico studiato per proprietà cardioprotettive, anti-invecchiamento, antinfiammatorie), minerali disciolti dal suolo vulcanico (potassio, magnesio, calcio), vitamine del gruppo B residue dalla fermentazione (B1, B2, B6), alcol etilico (circa 12-13% vol. tipicamente nei bianchi italiani) che in quantità moderate ha effetti vasodilatatori cardiovascolari positivi dimostrati.
Il contenuto calorico è moderato (circa 80-85 kcal per bicchiere da 125ml, derivanti principalmente dall’alcol), l’apporto di zuccheri residui è basso nei vini secchi (questo è vino secco non dolce, con residuo zuccherino <5g/L), assenza di grassi e proteine significative. I vini naturali a basso contenuto di solfiti come questo sono spesso meglio tollerati da persone sensibili ai solfiti che sperimentano cefalee o reazioni avverse con vini convenzionali pesantemente solforati.
Uve: Trebbiano Toscano (Procanico) 50%, Roscetto 50%. Solfiti aggiunti in quantità minimali.
Il vino si presenta con un colore giallo paglierino luminoso, attraversato da riflessi dorati che ne testimoniano il lungo affinamento sulle fecce fini. La consistenza è piacevole, con una roteazione nel calice che rivela una buona struttura, figlia del costante lavoro di bâtonnage.
Al naso è un’esplosione di territorio vulcanico.
Note Primarie: Apre con sentori di fiori bianchi di campo e frutta a polpa gialla (pesca bianca, susina).
Note Evolutive: Il bâtonnage regala sfumature di crosta di pane e una leggera nota di mandorla fresca.
Impronta Territoriale: Emerge una netta mineralità gessosa e sulfurea, tipica dei suoli di origine lavica a 420 metri d’altezza.
In bocca è un vino di grande tensione e carattere:
Attacco: Secco e verticale, con un’acidità vibrante che richiama subito il sorso successivo.
Sviluppo: Il Roscetto conferisce una rotondità inaspettata e una struttura quasi masticabile, bilanciando la lama acida del Procanico.
Finale: Sapido, quasi salino, con una persistenza agrumata e minerale che lascia il palato pulito e rigenerato.
Il Trebbietto è un vino gastronomico per eccellenza, capace di reggere abbinamenti complessi grazie alla sua struttura “grassa” ma acida:
L’Incontro del Territorio: Perfetto con la Ricotta Salata di Capra di Rachele Petrucci. La sapidità del formaggio chiama la mineralità del vino, mentre l’acidità pulisce la grassezza del latte di capra.
Aperitivo Agricolo: Accompagnalo ai tuoi Burger di Verdure Bio. Se conditi con la Tahina Gambuzza, le note tostate del sesamo si sposeranno incredibilmente con i sentori derivanti dal bâtonnage del vino.
Il consiglio del Sommelier: Servilo a una temperatura di circa 10-12°C. Non aver paura di lasciarlo respirare qualche minuto nel calice: essendo un vino a fermentazione spontanea, ha bisogno di un momento per “raccontarsi” appieno dopo l’apertura.
Contiene solfiti (in quantità minime). Può contenere tracce di proteine dell’uva.
Conservare in luogo fresco, buio, a temperatura costante (12-16°C ideale). Bottiglia coricata per mantenere tappo umido. Consumare preferibilmente entro 2-3 anni dall’imbottigliamento per massima freschezza (verificare annata su etichetta), sebbene vini naturali ben fatti possano evolvere positivamente con breve invecchiamento.
L’illustrazione raffigurante i due vitigni con sembianze femminili è opera dell’artista Matteo De Angelis, amico di Gabriele. Una celebrazione visiva della biodiversità viticola e dell’artigianalità che distingue questo progetto.
Vino che privilegia espressione territoriale autentica su standardizzazione, recupera vitigni autoctoni dimenticati, e testimonia che grandezza enologica può nascere anche da superfici piccolissime quando condotte con passione competenza.
La Femminella è microazienda vitivinicola artigianale fondata nel 2024 da Gabriele De Santis a Viterbo (frazione Grotte Santo Stefano) che rappresenta la nuova generazione di vignaioli naturali sensibili a biodiversità, territorialità, e artigianalità autentica. Conducendo solo 6.300 mq di vigneto (meno di un ettaro) con metodo biologico naturale senza input chimici di sintesi, lavorando manualmente ogni fase dalla potatura alla vendemmia, vinificando con interventi minimali privilegiando fermentazioni spontanee e basso contenuto di solfiti, e producendo solo 2.100 bottiglie all’anno, Gabriele crea vini che sono espressioni pure di territorio vulcanico viterbese, vitigni autoctoni recuperati (Roscetto) e tradizionali (Trebbiano-Procanico), e filosofia rispettosa che celebra natura anziché dominarla. Ogni bottiglia è testimonianza di scelte coraggiose, passione giovane, e visione di viticoltura sostenibile minimalista.
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