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Il cugino gentile della cipolla, coltivato in biologico: dolcezza vegetale per vellutate, risotti e frittate
L’ortaggio che un imperatore mangiava per la voce e una nazione porta come emblema: eleganza a strati, dal bianco al verde

Il porro è l’aristocratico della famiglia delle Alliaceae: tutta la profondità aromatica di cipolla e aglio, ma addolcita in un profilo gentile, quasi burroso, che non copre e non appesantisce. Coltivato in biologico, senza chimica di sintesi, si presenta con il suo lungo fusto a strati — il bianco tenero e dolce alla base, il verde più erbaceo e deciso verso le foglie — che è in realtà una guaina di foglie strettamente avvolte, da sfogliare e lavare con cura. In cucina è un fondamentale silenzioso: base di soffritti delicati, protagonista di vellutate setose, complice di risotti e torte salate. Ortaggio invernale per vocazione, dà il meglio nei mesi freddi, quando la sua dolcezza diventa il comfort food più elegante dell’orto.
Il porro vanta il testimonial più eccentrico della storia romana: l’imperatore Nerone, che ne mangiava in tali quantità da guadagnarsi il soprannome di “porrofago” — convinto, racconta Svetonio, che il porro rendesse la voce limpida e potente, indispensabile per le sue esibizioni canore. E se a Roma era vezzo imperiale, altrove divenne bandiera: il porro è l’emblema nazionale del Galles, dove la leggenda vuole che San Davide ordinasse ai soldati gallesi di portarne uno sull’elmo per riconoscersi in battaglia contro i Sassoni — e ancora oggi, il giorno di San Davide, i gallesi lo appuntano con orgoglio. Dall’ugola di un imperatore all’elmo di un esercito: pochi ortaggi hanno servito la storia con tanta versatilità.
Il porro unisce la leggerezza — è composto in gran parte d’acqua, con poche calorie — alla ricchezza funzionale della sua famiglia: come aglio e cipolla contiene composti solforati, tradizionalmente apprezzati per le proprietà depurative, insieme a fibre preziose tra cui l’inulina, un prebiotico naturale che nutre la flora intestinale benefica. Apporta inoltre vitamina K, folati e antiossidanti come la quercetina, più concentrati nella parte verde che troppo spesso si scarta — e che invece è perfetta per brodi e vellutate. La coltivazione biologica, senza chimica di sintesi, completa il profilo di un ortaggio che è insieme delicato per il palato e generoso per l’organismo.
Conservate i porri nel cassetto delle verdure del frigorifero, avvolti in un canovaccio o in un sacchetto di carta, dove si mantengono per una-due settimane. Non tagliateli finché non li usate: interi si conservano molto più a lungo. La parte verde, più coriacea, è perfetta da congelare a rondelle per brodi e minestre. Essendo un prodotto fresco di stagione, calibro e proporzione tra bianco e verde possono variare.
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