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Grano saraceno decorticato, solo da terre italiane: chicchi pronti in 15-20 minuti, senza ammollo
Piccole piramidi color nocciola dal gusto tostato e terroso: il “grano” che non è un grano, dalla Valtellina al Giappone, coltivato in Italia

Il grano saraceno non è un cereale, anche se si cucina come tale: è il seme di una pianta della famiglia del rabarbaro, piccolo, a forma di piramide, color nocciola chiaro, con un sapore tostato, terroso e leggermente amarognolo che non assomiglia a nessun altro chicco. Cerqueto lo propone decorticato, cioè liberato dal guscio scuro e duro, pronto per la pentola: coltivato solo da terre italiane e lavorato negli impianti dell’azienda ad Acquapendente, nell’Alta Tuscia.
In cucina è rapido e versatile: senza ammollo, cuoce in 15-20 minuti in acqua o brodo e resta sgranato, con una consistenza morbida e un leggero croccante, perfetto come contorno al posto del riso, in insalata, nelle minestre e nei porridge della colazione. Con 7,13 g di proteine e appena 0,66 g di grassi per 100 g, è un seme che nutre senza appesantire. Prodotto in Italia, da un solo ingrediente.
Il nome racconta un viaggio. Il grano saraceno nasce sugli altipiani della Cina sud-occidentale, dove è coltivato da oltre cinquemila anni, e arriva in Europa nel tardo Medioevo lungo le rotte dei Mongoli e dei Turchi: per questo gli italiani lo chiamarono “saraceno“, i francesi blé noir o sarrasin, i tedeschi Heidenkorn, “grano dei pagani”. Era il cibo che arrivava da oriente, scuro e straniero, e che si adattava alle terre povere e fredde di montagna dove il frumento falliva: in tre mesi dalla semina era già pronto al raccolto.
In Italia ha trovato casa in Valtellina, dove dal Seicento è diventato la farina dei pizzoccheri, degli sciatt e della polenta taragna, e sulle Alpi Carniche; in Russia e in Polonia è la kasha, i chicchi tostati che accompagnano ogni pasto; in Giappone è la soba, i tagliolini scuri che si mangiano freddi d’estate e in brodo d’inverno. Un seme che ha fatto il giro del mondo e che oggi, con la riscoperta dei grani alternativi, torna nei campi italiani: Cerqueto lo sceglie da terre italiane, perché anche un chicco venuto da lontano abbia una provenienza vicina.
Il grano saraceno è uno dei semi più studiati della nutrizione moderna: le sue proteine (7,13 g per 100 g) sono di alta qualità, ricche di lisina, l’amminoacido che manca ai cereali veri, e i suoi 79,95 g di carboidrati sono quasi interamente amido a lento rilascio, con uno zucchero praticamente assente (0,12 g) e un indice glicemico più basso del riso e del frumento. Contiene rutina, un flavonoide noto per il sostegno ai capillari e alla circolazione, insieme a magnesio, manganese, fosforo, rame e vitamine del gruppo B.
La pianta del grano saraceno non contiene glutine per natura; l’etichetta di questa confezione segnala tuttavia la possibile presenza di tracce di cereali con glutine, per cui non è indicata per chi soffre di celiachia. Per tutti gli altri è un’alternativa ai cereali classici che sazia a lungo, con grassi minimi (0,66 g) e sale trascurabile (0,005 g): un seme antico per una dieta moderna.
Legumi e cereali sono il mestiere di Cerqueto, e il grano saraceno, che cereale non è, entra nel catalogo dell’azienda di Acquapendente per rispondere a chi cerca alternative ai chicchi classici senza rinunciare all’origine italiana e alla tracciabilità. Selezionato e confezionato negli impianti aziendali, con l’onestà di un’etichetta che dichiara anche ciò che potrebbe contenere in tracce.
Grano saraceno decorticato.
Può contenere GLUTINE (FARRO, ORZO, GRANO), SOIA e LUPINI.
Produzione Italia. Solo da terre italiane.
Ammollo: non necessario; sciacquare i chicchi sotto l’acqua fredda. Cottura: 15-20 minuti in acqua o brodo (circa due parti di liquido per una di chicchi), a fuoco dolce e con il coperchio, finché il liquido è assorbito; per chicchi più sgranati e profumati, tostarli a secco in padella prima di cuocerli. Conservare in luogo fresco e asciutto, al riparo dalla luce; dopo l’apertura, in un contenitore chiuso. Il saraceno cotto si conserva in frigorifero per 3-4 giorni.
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