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Fagioli dall’occhio secchi, solo da terre italiane: cuociono in fretta, con 22,4 g di proteine per 100 g
Piccoli, color crema, con la macchia nera sull’occhio: il fagiolo che i Romani mangiavano prima che l’America esistesse

I Fagioli Occhio Nero, o fagioli dall’occhio, sono un legume a parte: non appartengono alla famiglia dei fagioli americani, ma a quella delle Vigna, i legumi dell’Africa e dell’Asia, e si riconoscono subito per il colore avorio e per la macchia nera intorno all’ilo, l'”occhio” da cui prendono il nome. Hanno una buccia sottile, una polpa tenera e cremosa e un sapore delicato, erbaceo e leggermente dolce, che ricorda il pisello più del fagiolo. Coltivati solo da terre italiane e selezionati negli impianti dell’azienda ad Acquapendente, nell’Alta Tuscia.
In cucina sono i fagioli secchi più rapidi: bastano poche ore di ammollo, o nessuna, e 30-40 minuti di cottura, e sono pronti senza sfaldarsi, ideali per le insalate e per i piatti in cui il fagiolo deve restare intero. Con 22,4 g di proteine e appena 1,4 g di grassi per 100 g, uniscono la leggerezza alla sostanza. Prodotti in Italia, da un solo ingrediente.
Prima del 1492 l’Europa aveva un solo fagiolo, ed era questo. Il fagiolo dall’occhio, addomesticato in Africa occidentale migliaia di anni fa, era arrivato nel Mediterraneo attraverso l’Egitto e la Grecia, e quando gli agronomi romani, Columella e Plinio, scrivevano del phaseolus, descrivevano proprio lui: un legume rampicante dai baccelli lunghi, seminato in primavera negli orti, mangiato fresco con il baccello o secco nelle minestre. Per quindici secoli “fagiolo”, in Italia, ha voluto dire fagiolo dall’occhio.
Poi arrivarono i fagioli delle Americhe, più grandi, più produttivi, più vari, e il vecchio fagiolo dei Romani si ritirò nelle campagne più conservatrici: sulle sponde del Trasimeno, dove la fagiolina è ancora oggi Presidio Slow Food, nelle Marche, in Puglia e nella Tuscia, dove i contadini continuarono a seminarlo perché “non chiedeva niente” e cresceva nella siccità di luglio. Nel frattempo, portato dagli schiavi africani oltre oceano, diventava il piatto di Capodanno degli Stati del Sud, mangiato per augurio il primo giorno dell’anno. Cerqueto lo coltiva da terre italiane: il fagiolo più antico d’Europa, ancora in campo.
Con 22,4 g di proteine per 100 g di prodotto secco, i fagioli dall’occhio sono una fonte proteica vegetale di alto livello, e abbinati a un cereale offrono un profilo completo di amminoacidi. I 50,9 g di carboidrati sono complessi e a lento rilascio, con appena 0,63 g di zuccheri, per una sazietà lunga e un impatto glicemico contenuto; i grassi si fermano a 1,4 g e il sale a 0,04 g.
Sono particolarmente ricchi di folati, la vitamina della gravidanza e del rinnovamento cellulare, e portano ferro, potassio, magnesio, zinco e fibre, con una buccia sottile che li rende tra i fagioli più digeribili e meglio tollerati. La cottura rapida, senza lungo ammollo, preserva i nutrienti idrosolubili e li rende un legume pratico per la settimana: un fagiolo leggero, antico e completo.
Il catalogo di Cerqueto attraversa i millenni: dal fagiolo dall’occhio che gli Etruschi e i Romani coltivavano su queste stesse terre ai fagioli arrivati dalle Americhe, dalle lenticchie dei Volsini alla cicerchia dell’Appennino. Ad Acquapendente ognuno di questi semi è trattato allo stesso modo, coltivato in Italia, selezionato negli impianti aziendali e confezionato senza altro che il legume, perché la storia della Tuscia continui a crescere in campo.
Fagioli occhio nero secchi.
Può contenere GLUTINE (FARRO, ORZO, GRANO), SOIA e LUPINI.
Produzione Italia. Solo da terre italiane.
Ammollo: breve, 4-6 ore, o anche nessuno grazie alla buccia sottile. Cottura: 30-40 minuti circa a fuoco dolce in acqua o brodo, salando a fine cottura; i fagioli dall’occhio restano interi e non richiedono lunghe bolliture. Conservare in luogo fresco e asciutto, al riparo dalla luce; dopo l’apertura, in un contenitore chiuso. I fagioli cotti si conservano in frigorifero nella loro acqua per 3-4 giorni.
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