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Broccolo privernese all’80% in olio extravergine d’oliva, con peperoncino – senza glutine
Una verdura che porta ancora il suo nome in dialetto, conservata come si è sempre fatto

I chiacchietegli sono i germogli del broccolo privernese, varietà locale del Lazio meridionale, e in questo vasetto costituiscono l’80% del contenuto. Lavorati sott’olio extravergine con peperoncino, sale e aceto, mantengono la consistenza soda e leggermente croccante dei gambi e il sapore deciso tipico delle crucifere — vegetale, con il fondo amarognolo che la cottura e la conservazione addolciscono senza cancellare. Il peperoncino non copre ma accompagna, dando quel calore che nella cucina del Sud Pontino non manca mai accanto alle verdure amare. È un sottolio di carattere, da dispensa vera.
Ci sono ortaggi che hanno un nome ufficiale e un nome vero. Il broccolo privernese — legato a Priverno e alla valle dell’Amaseno, nel Lazio meridionale — appartiene a quella categoria di varietà locali che sopravvivono esattamente nel raggio in cui qualcuno sa come chiamarle: chiacchietegli, nel dialetto di queste zone. Sono verdure che non compaiono quasi mai nella grande distribuzione, perché hanno raccolti brevi, rese irregolari e non sopportano bene i trasporti lunghi; però hanno un sapore che le varietà commerciali, selezionate per uniformità e resistenza, hanno in gran parte perduto. Conservarle sott’olio era l’unico modo per averle anche fuori stagione, e in molte case del Sud Pontino i vasetti venivano preparati in famiglia, nei giorni in cui l’orto dava più di quanto se ne potesse mangiare. Il fatto che una verdura abbia ancora un nome dialettale è il segno che non è mai diventata una merce come le altre.
Le crucifere — la famiglia che comprende broccoli, cavoli, cime di rapa e questo broccolo privernese — sono tra gli ortaggi più studiati dalla ricerca nutrizionale per i loro glucosinolati, i composti solforati che ne determinano il sapore caratteristico, e apportano fibre, vitamina C e vitamina K. Qui sono conservate in olio extravergine d’oliva, senza oli di semi, e la lista degli ingredienti si ferma a cinque voci essenziali, senza conservanti né additivi. Un sottolio resta un prodotto ricco e saporito: la porzione giusta è qualche cucchiaio, non il vasetto.
A Sonnino, borgo del Lazio meridionale noto per olio, olive e conserve artigianali, l’Impresa Agricola Leoni Enzo lavora l’oliva Itrana in tutte le sue forme e prepara i sottoli della tradizione — carciofini, melanzane, chiacchietegli — accanto a una collezione rara di confetture di frutti antichi e dimenticati.
Chiacchietegli (broccolo privernese) 80%, olio extravergine di oliva, peperoncino, sale, aceto.
Conservare il vasetto chiuso in luogo fresco e asciutto, al riparo dalla luce. Dopo l’apertura riporre in frigorifero, assicurandosi che le verdure restino sempre completamente coperte dall’olio — se necessario aggiungetene un filo — e prelevarle con una forchetta pulita, consumandole entro pochi giorni. A basse temperature l’olio extravergine può solidificare e diventare torbido: è un fenomeno naturale, basta lasciare il vasetto qualche minuto a temperatura ambiente prima di servire. L’olio rimasto è ottimo per condire.
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