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Orange Wine – Trebbiano Toscano 100% – Tre Mesi di Macerazione
Il Procanico rivela la sua anima tannica: tre mesi sulle bucce trasformano il bianco in arancione

Il Trebbiarato Procanico Macerato de La Femminella è un vino arancione (orange wine o vino ambrato) che rappresenta l’espressione più radicale e caratteriale del progetto vitivinicolo di Gabriele De Santis: un monovitigno 100% Trebbiano Toscano (Procanico) vinificato con tecnica ancestrale della macerazione prolungata sulle bucce che trasforma radicalmente la natura del vino bianco conferendogli struttura tannica, complessità aromatica stratificata, colore ambrato intenso, e quella personalità potente ossidativa che evoca più un rosso invecchiato che un bianco fresco. Prodotto nella microazienda La Femminella fondata nel 2024 a Viterbo (frazione Grotte Santo Stefano) dove Gabriele conduce 6.300 mq di vigneto biologico naturale con filosofia artigianale minimalista, questo vino richiede tre mesi di macerazione sulle bucce, dodici mesi di affinamento in vasca vetroresina, e sei mesi di riposo in bottiglia prima di essere immesso sul mercato: un totale di quasi due anni dal grappolo alla vendita, testimonianza di pazienza, coraggio, e visione che privilegia qualità espressione territoriale su produttività commerciale rapida.
La tecnica del vino arancione (chiamato anche “vino bianco macerato” o “amber wine”) è antichissima risalente probabilmente a 8000 anni fa in Georgia (Caucaso) dove ancora oggi si producono tradizionalmente vini bianchi fermentati e affinati per mesi in giare di terracotta (qvevri) sepolte sottoterra insieme a bucce, raspi, vinaccioli. Questa pratica quasi dimenticata durante il ‘900 quando enologia si orientò verso vinificazioni “in bianco” moderne (pressatura immediata, separazione rapida dalle bucce, fermentazione solo del mosto limpido per produrre vini bianchi chiari freschi fruttati) è stata riscoperta negli ultimi 20-30 anni da produttori naturali artigianali in Friuli-Venezia Giulia (pionieri italiani come Josko Gravner, Stanko Radikon), Slovenia, e altre regioni che hanno valorizzato questa tecnica ancestrale creando vini di carattere fortissimo polarizzanti amati da intenditori.
Il processo per il Trebbiarato è radicale: le uve Trebbiano Toscano (Procanico) vengono raccolte manualmente da vigneti a 420 metri s.l.m. su suoli vulcanici, diraspate (separazione dei raspi dai grappoli), pigiate delicatamente, quindi il mosto con bucce, vinaccioli, e parte dei raspi viene lasciato macerare per **tre mesi interi** in contenitori aperti o semi-aperti dove fermenta spontaneamente grazie a lieviti indigeni sviluppando alcol e contemporaneamente estraendo dalle bucce tannini (polifenoli che conferiscono astringenza struttura), antociani e flavonoidi (pigmenti che conferiscono colore ambrato-arancione), aromi complessi (composti fenolici, terpeni ossidati), e texture che ricorda più un rosso tannico che un bianco morbido.
Dopo tre mesi, il vino viene separato dalle bucce (svinatura), trasferito in vasca di vetroresina inerte dove affina per 12 mesi sviluppando ulteriore complessità attraverso micro-ossigenazione controllata e lenta evoluzione enzimatica, quindi imbottigliato e lasciato riposare altri 6 mesi in bottiglia prima della commercializzazione per armonizzare componenti e permettere al vino di “chiudersi” dopo lo shock dell’imbottigliamento. I solfiti aggiunti sono minimali come negli altri vini aziendali: piccola dose durante fermentazione per protezione, quantità minima pre-imbottigliamento per stabilizzazione.
Il Trebbiarato presenta colore straordinario che va dall’arancione ambrato intenso al ramato dorato scuro (completamente diverso dal giallo paglierino dei bianchi tradizionali), limpidezza variabile (può presentare velature naturali dato il carattere non filtrato non chiarificato), profumo complesso stratificato potentemente ossidativo: frutta secca (noci, nocciole, mandorle tostate, fichi secchi, datteri), agrumi canditi (scorza di arancia amara macerata, bergamotto), spezie dolci (cannella, chiodi di garofano, vaniglia), note erbacee evolute (camomilla, fieno, tè), mineralità vulcanica profonda, e sfumature ossidate che ricordano Sherry, Vin Jaune, Marsala.
In bocca l’esperienza è radicalmente diversa da qualsiasi bianco: struttura tannica presente astringente che asciuga bocca come un rosso invecchiato, sapidità minerale marcatissima amplificata dalla macerazione, acidità ancora vivace del Trebbiano che bilancia tannini, corpo medio-pieno denso, alcol percepibile caldo, finale lunghissimo persistentissimo che continua a evolversi per minuti rivelando stratificazioni infinite. Un vino meditativo complesso polarizzante destinato a palati esperti curiosi che cercano esperienze enologiche fuori dagli schemi, non vino da consumo facile immediato.
La tecnica di vinificare uve bianche con macerazione prolungata sulle bucce è probabilmente la più antica forma di vinificazione esistente: le prime testimonianze archeologiche di produzione vinicola risalenti a circa 8000 anni fa in Georgia (regione del Caucaso) mostrano residui di vino in giare di terracotta (qvevri) che venivano riempite con grappoli interi o pigiati, sigillate, sepolte sottoterra dove fermentavano e affinavan per mesi a temperatura costante del suolo. Questi vini erano necessariamente “arancioni” perché la lunga macerazione estraeva colore e tannini dalle bucce.
Questa pratica si mantenne per millenni in Georgia, Armenia, e altre regioni caucasiche diventando parte integrante della cultura enologica locale, ma scomparve quasi completamente dal resto del mondo vinicolo con l’avvento dell’enologia moderna che dal XVII-XVIII secolo in poi privilegiò vinificazioni separate per bianchi (pressatura immediata, fermentazione solo mosto) e rossi (macerazione sulle bucce). Solo recentemente – dagli anni ’90-2000 – produttori visionari principalmente in Friuli-Venezia Giulia (zona di confine con Slovenia dove tradizione di vini macerati sopravviveva localmente) come Josko Gravner che viaggiò in Georgia studiando le tecniche tradizionali e le importò in Italia vinificando Ribolla Gialla in qvevri, e Stanko Radikon che sperimentò macerazioni lunghe creando vini rivoluzionari, hanno riportato questa tecnica ancestrale alla ribalta.
Oggi i vini arancioni sono categoria riconosciuta apprezzata da intenditori (sebbene ancora nicchia) che valorizza espressione massima di terroir, biodiversità viticola (ogni vitigno bianco macerato rivela caratteristiche tanniniche uniche), e filosofia non interventista. Il Trebbiarato di Gabriele De Santis si inserisce in questo movimento recuperando tecnica antica applicata a vitigno tradizionale laziale (Trebbiano-Procanico) coltivato su suolo vulcanico unico creando vino che non ha precedenti storici ma esprime visione contemporanea di cosa può essere un “bianco” quando libero da convenzioni.
Il vino arancione macerato offre profilo polifenolico straordinariamente ricco comparabile o superiore ai rossi: la macerazione prolungata estrae dalle bucce tannini (catechine, proantocianidine) in quantità elevatissime conferendo astringenza e proprietà antiossidanti potenti, antociani e flavonoidi (quercetina, rutina, kaempferolo) con dimostrate proprietà antinfiammatorie cardiovascolari neuroprotettive, resveratrolo (presente nelle bucce dell’uva bianca come nella rossa, estratto efficacemente dalla macerazione lunga) studiato per proprietà anti-invecchiamento longevità, stilbeni, acidi fenolici vari.
Gli studi scientifici recenti mostrano che vini arancioni macerati possono contenere concentrazioni polifenoliche paragonabili a rossi strutturati, rendendoli potenzialmente più “salutari” (sempre con moderazione) dei bianchi tradizionali vinificati senza macerazione. La presenza di tannini rallenta anche assorbimento alcol conferendo sensazione di “bere più lentamente” che favorisce consumo moderato consapevole.
Il contenuto calorico è leggermente superiore ai bianchi tradizionali (circa 90-100 kcal per bicchiere da 125ml) dato corpo più denso e alcol potenzialmente più alto, apporto zuccheri residui minimo (vino secco), lattosio e glutine assenti. I vini naturali macerati a basso contenuto di solfiti possono essere meglio tollerati da sensibili.
Uve: Trebbiano Toscano (Procanico) 100%. Solfiti aggiunti in quantità minimali.
Il vino si presenta con una tonalità ambra lucente dai riflessi ramati, tipica della lunga permanenza sulle bucce. La consistenza è evidente: nel calice si muove con lentezza, segnale di un estratto secco importante e di una struttura solida.
L’apertura è complessa e stratificata.
Frutta: Note di albicocca disidratata, scorza d’arancia candita e nespola.
Fiori: Ginestra appassita e sentori di camomilla.
Terziari e Minerali: Emerge prepotente la nota vulcanica (pietra focaia, zolfo leggero) unita a erbe officinali come l’elicriso e un accenno di miele di castagno.
In bocca è un vino di carattere. L’ingresso è secco e avvolgente. La macerazione regala un tannino setoso e vibrante che pulisce perfettamente il palato. La sapidità vulcanica è il filo conduttore, allungando la persistenza su note agrumate e ammandorlate. L’acidità, preservata dall’altitudine, sostiene la bevuta rendendola dinamica nonostante la struttura.
La struttura tannica permette abbinamenti tipici di rossi (salumi, formaggi stagionati, carni) pur mantenendo freschezza acida che funziona con pesce grasso, fritture, cucine etniche speziate. Versatilità straordinaria.
Contiene solfiti (in quantità minime). Può contenere tracce di proteine dell’uva.
La Femminella è microazienda vitivinicola artigianale fondata nel 2024 da Gabriele De Santis che con il Trebbiarato dimostra coraggio visionario: dedicare parte della limitatissima produzione (solo 2.100 bottiglie totali all’anno da 6.300 mq) a vino che richiede quasi due anni dal grappolo alla commercializzazione, che polarizza palati (molti non lo apprezzeranno), e che sfida ogni convenzione di cosa dovrebbe essere un “bianco” è scelta che privilegia espressione artistica autenticità su sicurezza commerciale. Vinificando lo stesso Trebbiano-Procanico in tre versioni (Trebbietto blend fresco con Roscetto, Trebbiasia blend aromatico con Malvasia, Trebbiarato macerato estremo) Gabriele mostra versatilità straordinaria del vitigno e competenza tecnica che padroneggia tecniche completamente diverse. Il Trebbiarato è dichiarazione di visione radicale che guarda al passato ancestrale per creare futuro enologico.
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