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Coltivato in Lazio — foglie di senape dal sapore deciso
Piccante da crudo, dolce da cotto: la stessa foglia, due verdure diverse

Il cavolo mustard — le foglie di senape, Brassica juncea — è una delle verdure più caratteriali che possiate portare in cucina. Crudo è sorprendente: ha una piccantezza netta, quasi nasale, che ricorda la senape e perfino il wasabi, e che arriva un attimo dopo il morso per poi svanire in fretta. Cotto cambia completamente natura, perché il calore disattiva i composti responsabili di quella sensazione e lascia emergere una dolcezza vegetale profonda, con un fondo appena amarognolo molto simile a quello della cicoria o della cima di rapa. Le foglie sono larghe e leggermente bollose, i gambi carnosi e croccanti. È una verdura che non passa inosservata nel piatto: va capita, e una volta capita diventa difficile farne a meno.
C’è una curiosa coincidenza nella storia di questa foglia. In Punjab il sarson ka saag — le foglie di senape stufate a lungo con aglio, zenzero e spezie, servite con il pane di mais — è il piatto invernale per eccellenza, consumato da secoli. Dall’altra parte del mondo, negli Stati Uniti del Sud, i mustard greens sono uno dei pilastri della soul food, cucinati per ore con un pezzo di maiale affumicato e serviti con il loro brodo di cottura, il pot likker, che nessuno butta via. Due culture senza contatti tra loro sono arrivate alla stessa conclusione: questa verdura dà il meglio con una cottura lunga, un grasso che la ammorbidisca e un aroma deciso che la accompagni. Non è un caso, è semplicemente il modo in cui funziona.
Appartiene alla famiglia delle crucifere, la stessa di cavoli, broccoli e rucola, ed è ricco dei glucosinolati che ne determinano il sapore pungente e che la ricerca nutrizionale studia da anni. È inoltre una fonte notevole di vitamina K, vitamina C, betacarotene, folati e calcio, con pochissime calorie e molte fibre. Rispetto ai cavoli più strutturati ha il vantaggio di cuocere in fretta, il che limita la perdita di nutrienti termolabili, e la sua piccantezza naturale permette di condire con meno sale. Come tutte le verdure a foglia ricche di vitamina K, chi assume farmaci anticoagulanti dovrebbe mantenerne un consumo costante e parlarne con il proprio medico.
Conservare in frigorifero, nel cassetto delle verdure, avvolto in un panno o in carta leggermente umida e non in buste di plastica sigillate. Si mantiene qualche giorno, ma è bene consumarlo presto, perché con il tempo la piccantezza si attenua e le foglie perdono turgore. Lavatelo solo prima dell’uso, in acqua fredda, e asciugatelo bene. Se le foglie risultassero appassite, un bagno di dieci minuti in acqua fredda le fa tornare rigide. I gambi più spessi, se si vuole, si possono separare e cuocere qualche minuto prima delle foglie.
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