Aridocoltura, biodiversità e ortaggi dimenticati tra Roma e Pomezia
Un ettaro e mezzo di terra, migliaia di semi, un’idea di futuro: l’agricoltura che ascolta il clima invece di combatterlo
Un agronomo, un ettaro e mezzo e una sfida al clima
Ci sono aziende agricole che si misurano in ettari, e altre che si misurano in idee. Agroemme appartiene alla seconda categoria. Su un ettaro e mezzo di terreno tra Roma e Pomezia, Francesco Marotti — agronomo, trent’anni, e una determinazione che vale il doppio — ha costruito qualcosa che assomiglia più a un laboratorio a cielo aperto che a un campo coltivato. La sua specialità è l’aridocoltura: l’arte antica e quanto mai attuale di coltivare con poca acqua, assecondando il suolo invece di forzarlo. In un’epoca in cui la siccità non è più un’emergenza ma una condizione, Francesco ha scelto di non aspettare che il clima cambiasse idea: ha deciso di cambiare le piante. O meglio, di aiutarle a ricordare come si faceva.
Cercatori di Semi: la ricerca che nasce dalla terra
Il cuore pulsante di Agroemme è il progetto “Cercatori di Semi”. Stagione dopo stagione, Francesco seleziona e riproduce sementi scegliendo le piante che meglio resistono alla sete, che si adattano al clima locale e ai suoi cambiamenti, che sanno cavarsela senza irrigazioni forzate. È un lavoro paziente, fatto di osservazione, annotazioni e attese: ogni seme salvato è un piccolo archivio genetico che porta scritta dentro di sé una strategia di sopravvivenza. Il risultato è un notevole risparmio idrico e, soprattutto, una generazione di piante che non subiscono il territorio ma gli appartengono. È ricerca agronomica vera, condotta però con gli strumenti di sempre: le mani, gli occhi e la terra.
Ortaggi rari e sapori dimenticati, dall’Italia e dal mondo
Nei campi di Agroemme crescono ortaggi, fiori e foglie che difficilmente troverete altrove: varietà particolari e dimenticate, italiane e provenienti da varie parti del mondo, coltivate con metodi di agricoltura naturale, nel pieno rispetto del suolo e seguendo i principi dell’agricoltura biologica. Sono sapori rari e unici, che raccontano geografie lontane e memorie contadine: piante che l’agricoltura industriale ha scartato perché poco produttive o poco uniformi, e che qui ritrovano cittadinanza proprio per ciò che le rende speciali. Ogni raccolto è una piccola spedizione botanica, e ogni ortaggio che arriva in tavola porta con sé una storia che vale la pena assaggiare.
Il Pomodoro Stortone e la tutela del territorio
Agroemme non custodisce solo semi: custodisce identità. Tra i progetti più significativi c’è il recupero del Pomodoro Stortone di Pantano di Ardea, antica varietà orticola laziale che rischiava di scomparire nel silenzio. Francesco ha collaborato attivamente alla sua salvaguardia, contribuendo alla redazione del disciplinare di coltivazione secondo le linee guida De.C.O. — la Denominazione Comunale d’Origine che lega ufficialmente un prodotto al suo territorio. È un lavoro che va oltre l’orto: significa restituire a una comunità un pezzo della propria storia gastronomica, operando in stretta collaborazione con le realtà agricole del territorio laziale.
Ritorno alla terra: seminare comunità
La biodiversità, per crescere, ha bisogno di dialogo. Per questo Agroemme partecipa a eventi, convegni e festival rurali — come il Sovesciofest — dove agricoltori, ristoratori e cittadini si incontrano per parlare di semi, suolo e futuro. Perché un’antica varietà si salva davvero solo quando qualcuno torna a coltivarla, a cucinarla e a raccontarla. Scegliere i prodotti di Agroemme su Al Passo Food significa entrare in questa filiera corta e consapevole: sostenere un giovane agronomo che ha scommesso tutto su un ettaro e mezzo di terra, e portare in tavola ortaggi che sono, insieme, cibo, ricerca e memoria.
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