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Il raro pisello selvatico dell’Appennino, reintrodotto nel centro Italia — ricchissimo di ferro e con 22,9g di fibre per 100g
Un seme tornato dal passato: piccolo, colorato e fiero, dal sapore così deciso che non chiede nulla a nessuno

La roveja è un pisello selvatico la cui coltivazione nel centro Italia è stata reintrodotta solo alcuni anni fa, dopo aver rischiato di scomparire per sempre: oggi è uno dei semi più rari e preziosi dell’Appennino, e l’azienda Dolci Giuseppina lo coltiva in biologico sui campi di montagna di Monteleone di Spoleto, a circa mille metri di quota. È un seme piccolo e colorato dal sapore molto deciso — in cucina non ha bisogno di salse né aromi particolari per regalare piatti pieni di gusto — e dal profilo nutrizionale eccezionale: 22,8 g di proteine e ben 22,9 g di fibre per 100 grammi, con una ricchezza di ferro che la rende celebre tra i legumi. Chiede il rito antico dei legumi veri — 12 ore di ammollo e 75 minuti a fuoco basso — e ripaga con 8 porzioni di autentica archeologia del gusto.
Se la roveja ha un piatto-bandiera, è la farecchiata: la polenta scura che i pastori e le famiglie della Valnerina preparavano macinando questo pisello dei campi, condita nel modo più essenziale e geniale — un battuto di acciughe sciolte nell’olio, versato bollente sulla polenta fumante. Era il piatto delle sere fredde di Civita di Cascia e dei casali di montagna: il ferro del legume, il sale del mare arrivato con i commerci, il grasso buono dell’olio. Un equilibrio nato dalla necessità e promosso, oggi, a icona gastronomica. Conosciuta fin dal Neolitico e coltivata sui terrazzamenti più impervi, la roveja è il seme che le montagne hanno custodito quando tutti l’avevano dimenticata: ogni chicco che arriva in tavola è un capitolo di storia agricola strappato all’oblio.
I numeri della roveja sfidano quelli di qualsiasi legume moderno: 22,8 g di proteine e 22,9 g di fibre per 100 grammi — un valore, quello delle fibre, quasi senza rivali nel mondo vegetale, prezioso per sazietà, regolarità e salute del microbiota. Ma la sua fama nutrizionale è legata soprattutto al ferro, di cui è considerata tra le fonti vegetali più generose: un alleato tradizionale per chi segue diete vegetariane o ha fabbisogni aumentati. Con appena 1 g di grassi e un sale praticamente assente, è densità nutritiva allo stato puro. E c’è un valore che non entra in tabella: scegliere la roveja significa finanziare, acquisto dopo acquisto, la sopravvivenza di una biodiversità che era a un passo dall’estinzione.
Dolci Giuseppina è l’azienda agricola familiare di Monteleone di Spoleto, il comune più alto dell’Umbria: sulla terra ereditata dai nonni, a circa mille metri di quota, la famiglia coltiva il celebre farro di queste montagne insieme a orzo, legumi antichi — tra cui la rara roveja, uno dei semi più amati dell’azienda — e zafferano, con metodi che preservano la fertilità del suolo e un’autentica tradizione contadina.
Una volta aperta la confezione, conservate la roveja in un barattolo di vetro, in luogo fresco e asciutto, lontano da fonti di luce e calore: così mantiene intatte fragranza e proprietà fino all’ultimo chicco.
Roveja biologica. Allergeni: può contenere tracce di GLUTINE.
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