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Coltivata nel Lazio, pronta da usare cruda o appena scottata
Foglie frastagliate e croccanti, con una nota pepata che ricorda la rucola ma più gentile

La mizuna si riconosce al primo sguardo: foglie sottili e profondamente frastagliate, quasi piumate, di un verde brillante, raccolte in cespi dai gambi bianchi e croccanti. Al palato è una sorpresa — ha la freschezza di un’insalata e insieme una nota pepata e leggermente senapata, che ricorda la rucola ma è decisamente più delicata e non lascia retrogusti amari. I gambi aggiungono croccantezza, le foglie si sciolgono in bocca. È un ortaggio da foglia della famiglia delle crucifere, cugino della senape e del cavolo, e ha un vantaggio pratico notevole: si usa sia crudo sia cotto, cambiando completamente carattere a seconda di come lo si tratta. Questa mizuna è coltivata in biologico nel Lazio, quindi arriva in tavola a poche ore dalla raccolta.
Il nome dice tutto: in giapponese What's up means water and na verdura, letteralmente “verdura d’acqua”. Nasce infatti nella regione di Kyoto, dove veniva tradizionalmente coltivata tra i campi di riso irrigati, nei terreni umidi che pochi altri ortaggi tollerano. È una pianta rustica e straordinariamente resistente al freddo, capace di crescere anche nelle stagioni fredde quando poco altro vegeta, e per questo da secoli è protagonista della cucina invernale giapponese, nelle zuppe e nei piatti in pentola. Negli ultimi anni è arrivata anche negli orti italiani, dove ha trovato un clima accogliente ed è diventata una delle “insalatine” più apprezzate da chi cerca sapori diversi dalla solita lattuga.
Come tutte le crucifere, la mizuna è ricca di glucosinolati, i composti solforati responsabili della sua nota pepata e oggetto di grande attenzione da parte della ricerca nutrizionale. È inoltre una buona fonte di vitamina C, vitamina K, folati, betacarotene e ferro, con pochissime calorie e un elevato contenuto di acqua e fibre. Il suo vantaggio rispetto ad altre crucifere più “impegnative”, come cavoli e broccoli, è la leggerezza: si mangia cruda, non appesantisce ed è generalmente ben tollerata anche da chi fatica a digerire le verdure della stessa famiglia cotte.
Conservare in frigorifero, nel cassetto delle verdure, preferibilmente avvolta in un panno o in carta leggermente umida e non in buste di plastica chiuse. È una foglia delicata e va consumata entro pochi giorni dall’acquisto, quando la croccantezza dei gambi è al massimo. Lavatela solo poco prima di usarla, in acqua fredda e senza lasciarla in ammollo, poi asciugatela bene — anche in centrifuga — perché il condimento aderisca alle foglie invece di scivolare via. Se dovesse apparire un po’ afflosciata, pochi minuti in acqua fredda la fanno tornare turgida.
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