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Pomodoro toscano coltivato dai monaci, olive, aglio e peperoncino — lavorato fresco
Un piccante gentile e ben costruito, non una sfida: il sugo che risolve la cena

Questa non è semplicemente la versione piccante del sugo classico: è una ricetta diversa. Al pomodoro toscano coltivato dai monaci e lavorato fresco si aggiungono olio extravergine d’oliva, olive, aglio e peperoncino — appena lo 0,2%, una quantità misurata — oltre al soffritto di cipolla, carota e sedano e al basilico. Le olive e l’olio danno rotondità e una sapidità che il sugo semplice non ha, l’aglio spinge, e il peperoncino arriva alla fine come un calore discreto che accompagna invece di dominare. Tutti gli ingredienti provengono da agricoltura biologica, nessuno zucchero aggiunto, nessun conservante, nessun aroma.
L’incontro tra pomodoro e peperoncino ha generato alcuni dei piatti più amati del Paese, e quasi sempre in contesti popolari e urbani. A Roma l’arrabbiata — il nome viene dall’effetto che il piccante produce sul viso di chi la mangia — nasce nelle trattorie del dopoguerra come piatto veloce, economico e capace di saziare: pomodoro, aglio, olio, peperoncino e nulla più. In Campania la puttanesca, codificata attorno agli anni Cinquanta, aggiunge olive, capperi e alici, dimostrando quanto il pomodoro ami la sapidità salmastra. In Calabria il peperoncino entra nei sughi attraverso la ‘nduja, spalmabile e rossa come poche cose al mondo. Il filo comune è sempre lo stesso: pochi ingredienti, molto sapore, tempi di cottura brevi. Questa salsa appartiene a quella famiglia, con le olive a fare da ponte tra la tradizione romana e quella campana.
Con 33 kcal per 100 g resta un condimento leggerissimo, nonostante la presenza di olio extravergine e olive, e porta con sé 3,6 g di fibre, un valore alto per un sugo. Gli zuccheri sono soltanto quelli naturalmente presenti nel pomodoro e nelle verdure, perché non ne vengono aggiunti per correggere l’acidità come accade spesso nei sughi industriali. Il pomodoro cotto con un grasso rende il licopene più disponibile all’organismo, e qui il grasso è olio extravergine. Il peperoncino, infine, ha un ruolo anche funzionale: la percezione di calore aumenta quella di sapore e consente di usare meno sale in cottura.
Il Monastero di Siloe è una comunità benedettina che coltiva con metodo biologico i terreni intorno al monastero, in provincia di Grosseto. Pomodori, olive, peperoncini, ortaggi del soffritto: gli ingredienti di questa salsa nascono negli stessi campi e vengono trasformati in casa, in una filiera che va dalla semina al vasetto senza passaggi esterni.
Pomodoro*, olio extravergine d’oliva*, olive*, cipolla*, carota*, sedano*, basilico*, aglio*, peperoncino* 0,2%, sale marino.
* da agricoltura biologica. Origine del prodotto: Italia.
Contiene SEDANO.
Conservare il vasetto chiuso in luogo fresco e asciutto, al riparo dalla luce. Dopo l’apertura, riporre in frigorifero e consumare entro pochi giorni, prelevando con un cucchiaio pulito: senza conservanti, la salsa va trattata come una preparazione fatta in casa. Si può congelare in porzioni se non la si utilizza tutta. Colore, densità e intensità del piccante possono variare leggermente da un lotto all’altro, perché dipendono dal raccolto e dalla stagione.
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